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materia che noi in Asti parlavamo, per la quale voi vederete esser non solamente vero che gli uomini amano de le donne che a tutti in preda si dánno, ma anco trovarsene di cosí scemonniti che per soverchia passione di loro ne moiono. Con questo io pagherò la promessa che vi feci di darvi una de le mie novelle, che è questa ch’io ora vi dono e sotto il nome vostro metto. State sano.

Novella XXXI

Un giovine milanese, innamorato d’una cortegiana in Vinegia,
s’avvelena veggendosi da quella non esser amato.


Vinegia, gentilissima signora, come ciascuno può sapere che vi sia qualche tempo dimorato, è cittá mirabile per lo sito ove si trova tra quelli stagni marini fondata, e bellissima per i molti magnifici e ricchi palagi che vi si veggiono edificati. È poi, a mio giudicio, cittá molto libera, ove ciascuno, sia di che stato si voglia, può andar e star solo e accompagnato come piú gli aggrada, ché non v’è nessuno che lo riprenda o che ne mormori, come qui si fa; ché se un gentiluomo non mena una squadra di servidori seco, dicono che egli è un avaro, e se con troppa coda, diranno che egli è prodigo e che in quindici dí vuol logorare le sue facultá. V’è poi un’altra cosa in Vinegia, che ci è un infinito numero di puttane, che eglino, come anco si fa a Roma e altrove, chiamano con onesto vocabolo «cortegiane». Quivi intesi esser una usanza, che in altro luogo esser non udii giá mai, che è tale: ci sará una cortegiana, la quale averá ordinariamente sei o sette gentiluomini veneziani per suoi innamorati, e ciascuno di loro ha una notte de la settimana che va a cena e a giacersi con lei. Il giorno è de la donna, libero per ispenderlo a servigio di chi va e di chi viene, a ciò che il molino mai non istia indarno e qualche volta non irrugginisse per istare in ozio. E se talora avviene che qualche straniero, che abbia ben ferrata la borsa, voglia la notte dormire con la donna, ella accetta, ma fa prima intender a colui di chi quella notte è, che se vuol macinare, macini di giorno, perciò che la notte è data via ad altri. E questi cosí fatti amanti pagano tanto il mese, e si mette espressamente nei patti che la donna possa ricevere ed albergare la notte i forastieri. Ora d’una di queste sí fatte cortegiane s’innamorò, essendo io in Vinegia, un giovine nobile di questa cittá, il quale, non conoscendo la natura di queste barbiere, che senza