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voglio, dico, che dispogliato, non ti cavando la camisciuola di lana, come io solito sono di fare, entri in camera e serri l’uscio. Ti corcherai dapoi a lato a mia moglie, e corcandoti le metterai una mano sovra il petto, senza fare motto veruno, e ce la tenerai uno pochetto, e dopo la retirerai a te e ti metterai su la tua sponda, voltando a quella le spalle, chè io il più de le volte sono costumato di tenere questo modo. Domattina poi, acciò che mia moglie non possa conoscerti, e meno accorgersi de l’inganno, tu ti leverai innanzi giorno e anderai a fare ciò che bisogna. – Di nuovo poi li ricordò che avesse cura de l’onore suo, e che se la moglie se gli accostava, che egli la ributtasse senza parlare, e che verso quella non si rivoltasse già mai. Promise il giovane il tutto osservare. Così, mentre che il castronaccio del drappieri voleva porre le corna in capo al marito di Caterina, egli se le piantò da se medesimo. E così aviene a chi non considera il fine de le cose che fa. Ora non istette guari, che andò a trovare la sua Caterina, da la quale gioiosamente, secondo l’ordine messo, fu ricevuto, e intrato con quella in letto, colse il primo frutto del giardino di lei con gran piacere di tutte due le parti. Claudio anco egli, secondo che era ammaestrato, intrò in camera de la padrona e si corricò. Ma mettendo la mano su il petto de la donna, perchè ogni cuffia per la notte è buona, sentì tale svegliarsi che dormiva, e scordatosi il commandamento del padrone, non voltò altrimenti le reni a la donna, ma le rivolse la punta del suo nervoso e duro piuolo. Ella, che destata era, pensando essere col marito, il raccolse molto volentieri, e abbracciati insieme, cominciarono il giuoco de la danza trivigiana; di modo che Claudio, che era di buona lena e gagliardo, in poco tempo molto valorosamente corse cinque lanze. Onde la buona donna, che non era usa a sì fatte feste, pensando parlare col marito, disse: – Che cosa è questa, marito mio, che voi fate? volete voi guastarvi? serbate, serbate questi così affettuosi e frequenti abbracciari a le altre notti. Voi, da che io sono vostra moglie, non vi sète sì valoroso cavaliere mostrato già mai, nè tante carezze unqua mi faceste. – Claudio lavorava il giardino del suo maestro e lo inacquava, giocando sempre a la mutola; di modo che, nonostante le cinque prime poste, due altre ne corse. E fingendo di voler dormire, si retirò su la sua sponda. Ma come si accorse che la donna si era addormentata, cheto cheto si levò fora del letto e andò a basso a vestirsi, e intrò in bottega e attese a fare ciò che bisognava. Si levò anche il padrone, e intrò entro in bottega. La moglie, credendo fermamente esser giaciuta con il marito, si levò assai a buona