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che egli parlava a la marchesa una de le damiselle serrò l’uscio de la camera che rispondeva in sala, e tutto a uno tratto uscirono da una salvaroba tutte le damiselle, massare e serventi de la marchesana, succinte e armate di quei bastoni verdi di cornio, di maniera che pareano proprio li farisei con la squadra de li soldati che volessero pigliare Cristo. E gridando dicevano: – Tu sei pure, Gonnella, Gonnella ribaldone, ne le mani nostre, e hai a la fine dato del capo ne la rete. A la croce di Dio! ora non ti valeranno le tue magre buffonerie. – Ridendo allora disdegnosamente, la marchesa, minacciandolo con la mano, così li disse: – Gonnella, asino che sei, tu ci hai fatte tante burle, che il debito vuole che noi sovvra la persona tua acerba vendetta di mano nostra prendiamo. Su su, damiselle! E voi, donne, che fate? – Il Gonnella, veggendosi còlto a l’improviso da quella turba di femine, armate tutte di bastoni e despositissime di fargli uno strano scherzo, aiutato da subito consiglio, rivoltato a la marchesana, disse: – Madama, io vi supplico che per amore del signore marchese, voi degniate farmi grazia di ascoltarmi solamente diece parole; e poi pigliate, voi e le damiselle vostre, tutto quello strazio di me che più vi aggrada. – Che vuoi tu?/ – rispose ella. – Di’ pure ciò che tu vuoi, perchè tu non saprai tanto dire che tu possa fuggire questo acerbo gastigo che ti voglio far dare, ladro e ribaldone truffatore che tu sei. Su, di’ di’! Non tardare più. – Allora il Gonnella: – Madama, – disse, – io supplico voi e tutte queste vostre damiselle e donne, che quella di voi, che ha posto il cimiero de le corna in capo al suo consorte, compiacendo del corpo suo a chi si voglia, e prego ancora quelle che non sono maritate e che si sono sottoposte agli amanti loro, che siano le prime a battermi, e non mi abbiano in conto alcuno una minima compassione. – Udendo questa cosa, le donne restarono tutte confuse, non sapendo che farsi. Nessuna voleva essere la prima a percuoterlo, per non parere femina disonesta. E dicendo tra loro che non erano mica donne di mala vita, e contendendo con dire l’una a l’altra: – Va tu, va tu! – il buon Gonnella con il timore de le future battiture, che credea avere, aggiungendo ale a li piedi, in dui passi saltò a l’uscio, e aprendolo se ne corse ove il marchese disinava. Esso marchese, come il vide, li dimandò che risposta la marchesa gli avea fatta. – Risposta! – disse il Gonnella. – Il cancaro che vi venga, messer lo compare di Puglia! Voi sète uno galante uomo a mandare il vostro povero Gonnella al macello in mano di quelle arpie. Ma, mercè di Dio, io sono fuggito. – Indi narrò come fatto avea, e da tutti fu lodato il suo avedimento.