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a posta errando il camino, di modo che il balio medesimo non averia una altra volta saputo rifare quello viaggio. Al fine lo condusse in casa de la vedovella, e lo menò in una camera terrena ricchissimamente apparata, con uno letto tanto attillatamente adornato e di ricchissime cortine attorniato, con dui bellissimi origlieri, di seta porporina e di fila d’oro trapunti con sì dotta e maestra mano, che ogni grandissimo re se ne sarebbe tenuto onoratamente appagato. La camera poi, d’ogni intorno profumata, oliva soavissimi odori. Ardeva in la camera il fuoco, e sovra uno tavolino vi era uno candeliero di argento con uno torchietto acceso di cera candidissima. Vi era anco uno drappo di varii colori intessuti, e maestrevolemente di oro e seta a la alessandrina recamato, sovvra il quale con bellissimo ordine erano pettini di avorio e di ebeno per pettinare la barba e il capo, con cuffie bellissime e drappi da porsi su le spalle pettinandosi e da asciugarsi le mani, sovvra modo belli. Ma che dirò de l’apparato attorno a le mura de la camera? In luoco di razzi eranvi fornimenti di panni di oro, rizzi sovvra rizzi, ne li quali in ciascuno di loro erano le insegne del parentato del morto marito e di essa vedova. Ma la prudente vedovella, acciò che l’amante per quelle insegne non venisse in cognizione chi ella si fosse, con altri vaghi e ricchi lavori gli aveva con bella arte fatti coprire, e sì bene acconci che meglio stare non potevano. Gli era anco apparecchiata in finissimi vasi di maiolica una delicata e soperba collezione di ottime confetture, con odorati e preziosi vini del Montebriantino. Come egli fu dentro, il balio li cavò il cappuccio di testa e li disse: – Signore mio, voi devete avere freddo: scaldatevi quanto volete. – Li presentò poi la collezione. Ma il giovane, ringraziatolo e non volendo nè mangiare nè bere, attese a scaldarsi e contemplare quello ricchissimo adornamento. Restava egli, pieno di infinita meraviglia, quasi fora di sè, considerando molto minutamente sì nobile e regio apparato; e giudicò la padrona del luoco essere una de le prime gentildonne di Milano. Come fu scaldato, il discreto balio con lo scaldaletto d’argento scaldò benissimo il letto, e subito aiutò a dispogliare il giovane e farlo andare a letto. Non era a pena coricato, che la vedova intrò dentro con una maschera al volto. Ella era in una giubba di damasco morello, fregiata in gran parte con cordoni piccioli di fino oro e seta cremesina, e sotto aveva una sottana di tela d’oro, tutta recamata con bellissimi lavori. Era con lei la sua balia, mascherata ancora ella, la quale aiutò a spogliare la padrona; di modo che l’aventuroso giovane contemplava con intento e