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piazza, verso la bottega de le bollette. E perchè l’asino, che era assueto spesse fiate fare quello camino, di lungo se ne anderebbe per scaricarsi ove era uso diporre la soma, che esso il cacciasse per la piazza lungo la facciata de la chiesa maggiore, e come fosse per iscontro la porta del tempio, che facendo il cruccioso e bizzarro rompesse i vasi e ammazzasse l’asino, e subito se ne andasse via, nè mai palesasse, a persona che si fosse, chi a far questo l’avesse indutto, sotto pena de la disgrazia del signore. Era il Gonnella in Ferrara a’ grandi e piccioli notissimo, e ciascaduno sapeva quanto egli era grato al marchese. Il perchè il pentolaio, bene pagato a gran derrata de li vasi e de l’asino, eseguì al tempo a lui prefisso molto galantemente quanto il Gonnella gli aveva ordinato. Ora il giorno avanti che l’effetto de l’asinicidio si facesse, si pose il Gonnella a la solita sua finestra con li soliti suoi stromenti; e non istette molto che sovravenne il marchese e se gli accostò. Faceva il Gonnella molto l’ammirativo de quello che mostrava comprendere a li segni e caratteri che fatti avea; onde, inverso il marchese rivoltato, in questo modo li disse, fingendo insiememente dolore, ammirazione e non so che di tristizia: – Signore mio, avertite bene a le parole che ora vi dico e non le lasciate cascar in terra, perciò che tosto le troverete con effetto reuscire vere, se l’arte mia a questa volta non m’inganna. Dimane su questa vostra piazza io veggio farsi una gran mischia tra due persone, e nel menare de le mani veggio seguire la morte di una di loro con larga effusione di sangue per molte ferite. Ma ancora non ho potuto comprendere l’ora nè fermarla, ma so bene per ogni modo seguirà dimane. – Udendo il marchese così affirmativamente parlare il Gonnella e determinare il dì che la questione si devea fare, rispose al Gonnella: – Di qui a dimane non ci è gran tempo. Noi vederemo pure questi tuoi miracoli, e se cicali senza sapere ciò che parli, o se dici il vero. E se quanto profetato hai non aviene, io ti voglio a suono di trombe farti publicare per tutto lo stato mio per lo maggiore bugiardo che viva, e che publicamente tu ti confessi che sei uno ignorantone e che nulla sai. – Soggiunse allora il Gonnella dicendo: – E se, signore mio, voi troverete che io sia veridico, la ragione vorrà pure che io sia rimunerato. – A cui rispose il marchese: – Se tu mi averai detto il vero, io ti farò coronare astrologo laureato con bellissimi privilegi. – Venne il seguente giorno, e, secondo l’ordine messo, il pentolaio comparve, e dopo avere rotto tutti li vasi e date tante busse a l’asino quante volle e quello ferito in molti luoghi, con uno tagliente