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uomo che non aveva seco la borsa, disse a li compagni: – Oimè, io mi ho scordata la borsa in casa, onde egli mi convien gire per essa, e subito sarò di ritorno. – Ritornò adunque, e arrivato in casa, andò di lungo a la camera, e, trovatala chiusa perchè lo scolare fermata l’aveva, cominciò picchiare a l’uscio. La donna, che in braccio avea il suo amante e stretto teneva, disse, mostrando essere mezza sonnacchiosa: – Chi è là? olà! – Il marito rispose: – Apri, apri, chè io sono tuo marito. – La donna allora disse pian piano a lo scolare: – Oimè, vita mia, come faremo noi, che mio marito vuole intrare? – Non era luoco in camera ove lo scolare nascondere si potesse. E tardando ella ad aprire l’uscio, il marito tuttavia gridava che ella aprisse. Ella teneva pur detto che egli aveva la chiave e che poteva da se stesso aprire; e ben che dicesse così, sapeva perciò ella come la chiave era in camera. – Io non ho la chiave, – rispose il marito, e disse: – Apri tu, se vuoi e non me far più tardare. – Lo scolare, da subito consiglio aiutato, disse a la donna: – Anima mia, mettimi dentro la arca che è qui dirimpetto. – E così dentro con li suoi panni vi intrò, e vi si distese, acconciando il coperchio acciò potesse respirare. Teneva pur replicato il marito che ella aprisse, ed ella diceva: – Aspettate uno poco che io prenda una camiscia di bucato, – e presa una camiscia di bucato, senza altrimenti vestirsela, con una mano se la pose dinanzi a la fontana di Merlino e poi aperse l’uscio. Era già levato il sole e per le vitriate de la finestra allumava tutta la camera. Il perchè il buon marito, che vedeva la sua moglie nuda, che era come una nieve bianca e le carni aveva morbidissime e di nativo ostro maestrevolmente colorite, si sentì movere la conscienza, e cominciò baciare la moglie e abbracciare per cacciar il diavolo in inferno, che si era fieramente destato. Ma la donna, che era stata assai bene pasciuta dal suo amante, da sè con le mani lo respigneva, dicendogli: – Oh bella cosa, che oggi, che è la vostra festa, voi non possiate contenervi! so bene che non devete ancora essere stato a messa. – Insomma tanto disse e fece che il buon castrone si partì. E come egli fu partito, lo scolare uscì da l’arca e fece a la donna, intrati in letto, ciò che il marito fare voleva. Commandò dapoi la donna a la fante che ogni volta che il marito usciva di casa, che ella chiavasse la porta de la casa. La sera, essendo il marito con la moglie e lo scolare a tavola a cena, esso marito narrò a lo scolare quanto con la moglie gli era la matina accaduto. Del che ridendo, il giovane disse: – Voi mi devevate chiamare, perchè io con la sferza la averei bene gastigata e costretta a compiacervi. –