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di quello che la brigata non pensa, e hanno più malizie sotto la coda che non ha fiori primavera. Ma chi con loro amichevolemente prattica li trova sempre cortesi, umani e gentilissimi. E per dire il vero, in una cosa non bisogna fidarsi di loro, che è cerca la prattica de le donne, onde l’appiccherebbero a chi si sia, pur che le possano godere. E in quelle case ove dimorano, se donne ci sono, guardale quanto tu vuoi, chè se tu avessi più occhi che Argo, te la accoccheranno. Sono poi liberali, dico in pagare quelli che a lor fanno alcuna ingiuria, perchè li pagano a buona derrata, dando cento per uno, come il buono Rinieri fece a monna Elena. Di queste cose me ne parlò assai lungamente uno nobilissimo giovane mio compagno, scolare in Pavia. Ma io porto acqua al mare a dire queste cose a voi, che meglio di me le sapete, e già lungo tempo in Parigi in quella grande università sète stato scolare. Però, avendo questi giorni in Parigi scritto una novella, che in una onorata compagnia, ove io mi ritrovai, narrò il gentilissimo scultore di gemme Matteo dal Nansaro, così caro e dimestico del cristianissimo di questo nome re Francesco primo, quando madama Fregosa era in Parigi, e pensando cui donare la devesse, voi mi occorreste; onde, al nome vostro avendola dedicata, resterà testimonio al mondo de la amicizia nostra. Vi pregherei molto volentieri che fussi contento mostrar questa novella al nostro da me amato e riverito filosofo eccellentissimo, il magnifico messer Francesco Vicomercato; ma non ardisco quello rivocare da le altissime e profonde speculazioni filosofiche a queste basse e triviali lezioni. Tuttavia giova molto spesso mescolare tra le cose gravi, per allegrare l’animo, alcuna cosa piacevole e bassa. State sano.

NOVELLA XXII


Subita astuzia di uno scolare in nascondersi, essendo


con l’innamorata e volendo il marito intrar in camera.


Parigi, come tutti avete potuto vedere, è molto grande e populosa città, ne la quale da tutti si afferma trovarvisi per l’ordinario più di trenta millia scolari, mettendovi i fanciulli piccioli che imparano la grammatica con gli artisti, e quelli che dànno opera a la teologia. Sapete bene come gli studenti sogliono menar le mani con le donne, acciò che quando si hanno per lungo spazio lambicato il cervello sovvra i libri, possano poi con le donne destillare li mali umori. Non è dunque molto che uno giovane italiano venne