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convento di Santa Maria degli Angeli di esso ordine e provide loro onestamente del vivere e volle in la chiesa loro essere sepolto. Ebbe il marchese Nicolò in le seconde nozze per moglie una figliuola del signor Carlo Malatesta di Cesena, che sovra modo amava li frati menori, e ogni dì ella al marito si sforzava persuadere che il bene che faceva a li domenichini facesse a’ frati menori; ma il marchese non le volea intendere. Il Gonnella teneva col marchese. Ed essendo la festa del Corpo di Cristo assai vicina, disse a la marchesana: – Signora, il dì del Corpus Domini voi conoscerete quai siano più esemplari, o li menori o li domenichini. – Venuto il sacrato giorno del Corpus Domini, il Gonnella, avendo preparata una ampolla di succhio di cipolle da Forlì con certa mistura di polvere corrosiva, se ne andò a la prima messa a San Francesco; e fingendo che se li fosse mosso il corpo, si fece condurre al luoco de la contessa di Civillari, ove i frati a suono di nachere rendeno ogni ora il loro tributo. Aveva seco il Gonnella tre servitori; il quale, come fu dentro il luoco, commandò a’ servitori che non lasciassero intrare frate nessuno, con dire che colà entro uno gentiluomo purgava il corpo. E così egli bagnò con la sua acqua tutti li sedili e incorporò nel legno, ma non tanto forte che il sedile non restasse molto umido. Partito che egli fu, li frati, secondo che si levavano, come è il solito, andavano a scaricare il corpo; di modo che l’umore del succhio in parte penetrare cominciò le carni di chi sedeva. Venuta poi l’ora de la processione, li frati con sacri paramenti, con reliquie, tabernacoli e calici in mano apparati, andarono a la chiesa catedrale per accompagnare il Corpus Domini. Io porto ferma openione che siano poche città in Italia ove si faccia più bella processione che a Ferrara. Si apparecchiano varii e ricchi altari e si rappresentano istorie del Testamento vecchio e novo e vite di santi. Era cerca la fine del maggio e il caldo era assai grande. Ora li frati menori sentivano gran caldo e uno prurito forte, mordente per le carni, e sudavano assai, e per lo sudore aprendosi i pori de la carne, il succhio cipollino penetrò sì a dentro, che i poveri frati sentivano uno mordacissimo prurito, massimamente su le natiche; di modo che, essendo arrivati in quella banda ove per iscontro erano il signore marchese e la signora marchesana, quasi arrabbiavano. Onde, astretti da l’estremo prurito, tutti che apparati erano, deponendo in terra tabernacoli, calici e altre cose sacre, senza riverenza o rispetto di persona, cominciarono ad ambe mani a grattarsi le parti deretane, facendo li più strani e contrafatti visi che vedere si potessero.