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suo zio sommamente l’amava e se lo teneva fora di misura caro. Onde cominciò mettergli in mano gli affari importantissimi de l’imperio e nulla espedire senza il savio consiglio di esso prencipe Beraldo, il quale prence vie più di giorno in giorno dimostrava la prontezza e acutezza del suo felice ingegno, con una modestia e destrezza in ordinare ed eseguire le cose, che tutti li prencipi e vassalli de l’imperio l’amavano, lo riverivano e temevano, conoscendolo di maniera giusto che tutto l’oro del mondo non l’arebbe corrotto a fare una cosa mala e ingiusta. Aveva Ottone imperadore presa per moglie madama Maria, figliuola del conte Rainero Aragonese, gran prencipe in Spagna, la quale fu donna molto impudica e che vie più desiderava gli uomini che da loro desiderata non era; e con molti si era carnalmente congiunta, non rispettando il grado ove era e a chi sì vituperosa ingiuria faceva. E perchè, come si dice, il marito è communemente sempre l’ultimo a sapere gli adulterii de la moglie, l’imperadore niente ne sapeva, essendone però qualche sospetto. E anco se ne buccinava appo molti, ma nessuno ardiva farne motto a l’imperadore. Fu nondimeno da uno e da dui avertito il prence Beraldo di tanta disonesta vita de l’imperadrice, dove senza fine restò stordito e tanto di mala voglia quanto pensar si possa. Nondimeno, come savio e prudente che era, dissimulava l’ira e lo sdegno che di dentro conceputo aveva; e deliberò, secondo che dire si costuma, prendere la lepre col carro. Metteva adunque mente e diligentemente spiava tutto ciò che l’imperadrice faceva, onde di liggiero si accorse che uno barone, maestro di casa de l’imperadore, era lo adultero. Il perchè tra sè deliberò aspettare opportuna occasione e prendere de l’uno e l’altra quella vendetta che la sceleraggine loro giudicava che meritasse. Ora avenne che l’imperadore si partì dal luoco de la residenza sua consueta per andare a vedere alcuni luoghi imperiali vicini al fiume del Reno; e di già essendo una giornata dilungato, li sovenne che si aveva dimenticate alcune sante reliquie legate in oro che egli era solito portare al collo, e le avea lasciate sotto il piumazzo del suo letto. Onde, chiamato a sè il prence Beraldo, non volendo che altra persona le reliquie manegiasse, così a quello disse: – Nipote, io mi sono scordato le mie reliquie al capo del mio letto, e perciò vorrei che tu andassi per esse e me le recassi. – Il prence, udita la volontà del zio, disse che vi anderebbe, e così in camino si mise, seguitato da alcuni de li suoi. E andando, si imaginò che per essere l’imperadore assente, che di liggiero potria trovare la imperadrice con il suo drudo in letto.