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terra si lasciò cadere e morì. Era non lunge da lui una sua figliuola, vergine di anni cerca diciotto in diecenove, de la persona assi ben disposta e più grande di quello che era la sua età, che Marulla si chiamava. Ella era molto bella, forte e animosa. Come Marulla vide il caro padre caduto in terra e morto, senza perder tempo, nè mettersi con feminili ululati a piagnere, prese la spada e la rotella del padre, ed esortando i suoi popolari che la devessero animosamente seguitare, come una furiosa leonessa e famelica quando ne l’Africa assale uno branco di vitelli, si cacciò tra’ turchi e quivi, a destra e a sinistra ferendo, con la morte di quei cani vendicò quella del padre. Nè contenta di questo, da li suoi coccinesi seguitata, fece tanta e sì forte impressione ne li nemici, che li pose in tale disordine che gli sforzò fuggire al mare e levarsi fora de l’isola. Quei che non furono presti a montare su le galere, tutti furono messi a filo di spada morti in terra, di modo che Coccino e tutta l’isola di Lenno rimase libera da l’assedio. Soviemmi ora che Morsbecco, che era capo di que’ turchi, uomo isperimentato in varie imprese e istimato molto prode e di gran core, essendo a Costantinopoli e narrando la cosa come era seguìta, disse che quando vide Marulla cacciarsi tra’ turchi, che li parve che in lui ogni forza e ardire li mancasse, e che, vinto da la paura, fu astretto a fuggire; cosa che non gli era in tanti pericoli de la battaglia, come si era trovato, avenuta già mai. Liberata adunque l’isola, come poi si intese, venne Antonio Loredano, che allora per veneziani era generale di mare, e sentendo la fortezza e valore de la vergine Marulla, ordinò che se gli appresentasse, accompagnata onestamente, innanzi a lui. Condotta che li fu la vergine greca, cominciò parlar con lei, e di liggiero conobbe essere in quella uno animo generoso e virile e forse più grande che a fanciulla non si conveniva. Diede a la presenza così de li soldati come de li coccinesi a la vertù de la giovane quelle vere lodi, che ella valorosamente combattendo meritate aveva; poi le fece alcuni ricchi presenti di danari e altre robe, acciò che onestamente maritare si potesse. A imitazione del loro generale i padroni de le galere e gli altri officiali le diedero tutti qualche denaro o altri doni. Il generale poi sì le disse: – Figliuola mia, affine che tu conosca che la nostra serenissima Signoria di Venezia ama e onora la vertù in qualunque sesso si sia, e che è gratissima riconoscitrice di ogni servigio che fatto le sia, sta di buono animo e fermamente spera che come quelli nostri giustissimi senatori intendano, il che particolarmente e caldamente io gli scriverò, il tuo valore e quanto per salvezza