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prendere il fratello di lei che senza arme era, dato mano a una spada, uno di quelli sergenti animosamente assalì e l’ammazzò, e l’altro di una stoccata ferì e fece fuggire. Ora questi dì, ne l’orto de li nostri signori Attellani ragionandosi in una buona compagnia del valore de molte donne, vi si ritrovò messer Bartolomeo Bozuomo, che era stato quaranta anni schiavo di turchi, il quale a proposito di quello di cui si ragionava, narrò una singolare prodezza fatta contra turchi da una giovanetta greca, la quale animosamente a uno gran numero di turchi, che la patria sua assediavano, si oppose. Avendola poi descritta, al vostro nome, per segno de la mia servitù e vostra infinita cortesia, quella consacrai. E così ve la mando e dono. State sana.

NOVELLA XVIII


Prodezza mirabile di una giovanetta in servare la patria contra turchi,


da la Signoria di Venezia magnificamente rimeritata.


A la signora Gioanna Sanseverina e Castigliona messer Bartolomeo Bozuomo.


Per essere io stato più di quaranta anni schiavo ne le mani de li turchi, fui più volte condutto in varii luoghi di essi turchi, e massimamente per Grecia, ove sono di bellissimi paesi e molte fruttifere isole sotto l’obedienza loro. E al proposito di quello che ora voi ragionavate del valore di alcune donne, vi dico, signori miei, che avendo l’armata turchesca, per quanto intesi da uomini turchi, che si erano trovati a l’assedio di Coccino, terra ne l’isola di Lenno, assalita essa isola nel mare Egeo e posta l’ossidione attorno a Coccino, doppo l’avere indarno combattuto Lepanto, cominciarono con artegliaria a battere le mura di Coccino e fieramente danneggiarle; di modo che in più battiture con canoni fatte gettarono per terra una de le porte, per la quale turchi facevano ogni sforzo per intrar dentro. Li soldati veneziani, insieme con gli uomini e donne del luogo, facevano gran resistenza; ma nessuno era che più valorosamente e con maggiore animo combattesse contra turchi di quello che faceva uno compagno de la terra, chiamato Demetrio. Egli innanzi a tutti sovra l’intrata de la porta faceva prova da uno paladino, avendo di già di propria mano assai di quei turchi ancisi, e tuttavia esortava i suoi cittadini a la difesa. E già fatto si avea quasi uno bastione di turchi da lui ammazzati per di ogni intorno. A la fine dal numeroso saettamento turchesco in mille parti del corpo ferito, avendo gran sangue perduto, in mezzo de li morti nemici, in