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in potere del marchese, che li fosse tagliato il capo, e che in quello mezzo fosse bandito a perpetuo esiglio di tutto lo stato del marchese. Esso marchese, che di core amava il Gonnella e aveva martello de l’assenza di quello, stava pure aspettando di vedere ciò che da quello si farebbe, tanto più che si trovava da la quartana guarito; e già alcuni gli affermavano che certamente il Gonnella per liberarlo da la quartana l’aveva buttato dentro il Po. Tuttavia, per vedere ciò che il Gonnella farebbe, lasciò publicare il bando, di modo che a suono di tromba su la piazza fu esso Gonnella bandito. Avuta che ebbe cotesta nuova, il Gonnella avendo già a pieno apparecchiato il suo bisogno, deliberò ritornarsene a Ferrara. Onde, avendo compro una carretta, su quella fece uno suolo di terra e fece apparire per publica scrittura come quello terreno era del signore di Padova. Egli vi montò su e fece che il suo famiglio con li dui suoi cavalli come carrettiero il condusse su la piazza di Ferrara. Quivi giunto, mandò il suo famiglio a chieder al marchese salvocondutto di potergli andare a parlare, perchè li faria conoscere che ciò che fatto avea tutto era stato a profitto di quello. Il marchese allora, per pigliarsi trastullo del Gonnella e fargli una fiera paura, mandò il bargello a pigliarlo. Si difendeva egli mostrando le sue scritture, con dire che era su quello del signor di Padova. Ma nulla giovandoli cosa che dicesse, fu preso e messo in una oscura prigione e fattogli intendere che si confessasse, perchè il marchese volea farli mozzare il capo. Così li fu mandato uno sacerdote a confortarlo e udire la confessione di quello. Veggendo lo sfortunato Gonnella la cosa andare da dovero e non da scherzo, e che mai non puotè ottenere grazia di parlare al marchese, fece di necessità vertù, e si dispose a la meglio che seppe a prendere in grado la morte per penitenza de li suoi peccati. Aveva il marchese segretissimamente ordinato che al Gonnella, quando fosse condotto a la giusticia, li fossero bendati gli occhi e che, posto il collo sovra il ceppo, il manegoldo, in vece di troncargli il capo, li riversasse uno secchio di acqua su la testa. Era tutta Ferrara in piazza, e a grandi e piccioli infinitamente doleva la morte del Gonnella. Quivi il povero omo con gli occhi bendati, miseramente piagnendo e ingienocchiato essendo, dimandò perdono a Dio de li suoi peccati, mostrando una grandissima contrizione. Chiese anco perdonanza al marchese, dicendo che per sanarlo l’avea tratto in Po; poi, pregando il popolo che pregasse Dio per l’anima sua, pose il collo su il ceppo. Il manegoldo allora li riversò il secchio de l’acqua in capo, gridando tutto il popolo