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lo passato fatti. Conferito questo suo pensiero in segreto con san Bernardo, fu consigliato da quello di ritirarsi in luogo ove da nessuno fosse conosciuto; il che al duca molto piacendo, si deliberò di essequirlo. Pertanto, fatta questa deliberazione, acciò lasciasse le cose degli stati suoi con miglior ordine che si potesse, fece il suo testamento per mano di notaro in autentica forma. Egli aveva due figliuole legittime senza più, Leonora e Fiordeligi: lasciava Leonora, sua primogenita, erede universale del ducato de l’Acquitania e del contado di Poitiers, facendo instanzia grandissima in esso testamento al re Lodovico il grosso, di questo nome sesto re di Francia, che volesse dare per moglie a Lodovico suo figliuolo la detta Leonora. Questo Lodovico fu poi re, doppo il padre, di cotale nome settimo, e fu cognominato da alcuni il «mansueto»; ma per lo più si appella «Ludovico il più giovane». Pregava anco il duca Guglielmo il re che la seconda figliuola Fiordeligi maritasse in alcuno onorato barone, e quella lasciò erede di tutte quelle castella, luoghi e beni immobili, che egli possedeva ne la Borgogna e ne la Piccardia. Tenne segreto il duca questo suo testamento, nè volle che publicato fosse fin che egli non morisse. Non dopo molto, avendo il duca dato ordine a quanto intendeva provedere, correndo gli anni de la nostra salute mille cento trentasette, diede voce, per uno voto fatto, che voleva andare al peregrinaggio del santo apostolo di Galicia; onde nel sacro tempo de la quaresima si mise in camino, con circa venticinque gentiluomini de li suoi. Pervenuto che fu a la venerabile chiesa de l’apostolo, visitate divotamente le sante reliquie, fece al luoco una grossa elemosina e attese a fare il «novendiale», come per nove giorni intieri costumano fare li peregrini che colà vanno. Mentre che il novendiale si facea, il duca uno dì chiamò a sè in camera e segretamente parlò col suo segretario, col maestro di casa e con uno cameriere; e sì, con le lagrime su gli occhi, dolcemente a dir loro cominciò: – Figliuoli miei, io mi persuado che voi ottimamente debbiate sapere come nostro signore benedetto, messer Giesu Cristo, ha preparato il paradiso per li buoni che serbano li suoi commandamenti e fanno penitenzia de li peccati che talora commetteno, e l’inferno ha ordinato per quelli malvagi peccatori, che non si vogliono convertire, ma stanno ostinati nel male, perseverando di male in peggio. Mentre che in questa vita siamo, potemo, mediante la grazia del nostro Salvatore, ammendare li nostri peccati e vivere santamente, perseverando di bene in meglio per acquistare il paradiso. Voi vedete che quelli che sprezzano il