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celebrata la messa, se ne andò col preziosissimo corpo del signor nostro Giesu Cristo in mano, che consacrato avea, dinanzi al duca; e quivi tutto quello che lo Spirito Santo li suggeriva, al duca disse, dimostrandogli il grave errore ove era involto. Ma veggendo che indarno si affaticava e che il duca era ostinato e non voleva aprir gli occhi a riconoscere l’errore ove era inviluppato, allora il buono san Bernardo si partì e lasciò per autorità del vero papa esso duca scommunicato. Quello medesimo giorno il decano di Poitiers fece gittare per terra l’altare sovra il quale san Bernardo celebrato aveva. Fece il duca uno editto con gravissime pene, che tutti li sudditi suoi ubedissero a Anacleto. L’arciprete che quello in chiesa publicò, come ebbe finito di leggerlo, in quello istante cascò in terra morto. Medesimamente messer lo decano, che roinato avea l’altare, quello giorno istesso infermò, e divenuto rabbioso come uno cane, con uno coltello svenandosi la gola, si ammazzò. Colui che era stato intronizzato vescovo di Limoges cascò giù da la mula e si ruppe di tal modo l’osso del collo, che ne la sua perfidia repentinamente egli se ne morì, uscendoli del capo, che rotto se gli era, il palpitante cervello. Il vescovo che in Poitiers era stato intruso, veduti codesti evidenti segni che nostro signore Dio al mondo dimostrava, riconoscendo il peccato suo, rinonziò al male preso vescovato, cercando l’assoluzione dal vero papa. Onde il duca Guglielmo, intesi questi tanto strani e tremendi accidenti, aperti li occhi de l’intelletto e ben considerato ciò che il devoto Bernardo predicato gli avea, si sentì uno grandissimo rimorso de la giusta sinteresi, che il core li rodeva e agramente lo sgridava de la iniqua persecuzione fatta da lui a la Chiesa contra ogni ragione. Il perchè, la sua malvagia passata vita diligentemente considerata, e tócco nel core di vera contrizione, tra sè senza fine detestava, odiava e fieramente aborriva gli enormi suoi peccati, e a Dio si confessava essere meritevole di ogni supplicio e divotamente li chiedeva perdono, tra sè deliberato di cangiare vita e confessarsi. Indi, non dando indugio a la santa inspirazione, andò a trovar san Bernardo e intieramente con quello si confessò e con gran pianto dimandava misericordia e assoluzione. San Bernardo, lieto oltra modo de la conversione di tanto duca, per l’autorità papale l’assolse. Esso duca volontieri averebbe lasciato il mondo e fattosi monaco ne la religione cisterciense; ma temeva che la prattica degli amici e parenti li devesse recare grande nocumento a la vita santa, che intendeva fare per ammenda degli errori da lui per