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autorità del magno Pontano, che ne li suoi dottissimi scritti molto onoratamente vi ha collocato. Quando poi, già molti anni sono, passai per Fondi e feci riverenza al generoso e magnanimo eroe, il gran Colonnese, il signor Prospero, egli fece che noi dui insieme parlassimo. Quivi cominciò l’amicizia nostra, che sempre poi si è mantenuta di bene in meglio. In testimonio adunque de la nostra mutua benevolenza, questo mio picciolo dono accetterete. State sano.

NOVELLA XIII


Bella astuzia del duca Galeazzo Sforza a ingannare


uno de li suoi consilieri, di cui godeva amorosamente la moglie.


Ogni cosa averei io, signora Camilla, e voi signori miei, creduto che avenire mi devesse, eccetto che di narrare a la presenza vostra novelle. Ma poi che voi, sinora Camilla, me lo commandate, come posso io non ubidirvi? Adunque devete sapere che al principio che io fui condutto in questa città con publico e onorato salario per isponere poeti e oratori a la nobilissima gioventù milanese, mi trovai uno giorno di brigata con alcuni uomini da bene, tra li quali era il dotto e integerrimo patricio di questa città messer Catellano Cotta. E, ragionandosi de li numerosi figliuoli del duca Galeazzo Sforza, che da varie gentildonne avuti aveva, così mascoli come femine, ci narrò una breve istorietta, che sempre rimasa mi è ne la memoria, e quella intendo io ora narrarvi. Fu Galeazzo Sforza, duca di Milano, molto generoso e liberale prencipe, ma troppo dedito a l’amore de le donne, chè, oltre la moglie, non si contentava di una o due gentildonne, ma sempre ne aveva cinque e sei. Onde avenne che, carnalmente mescolandosi con tutte, da quelle ebbe molti figliuoli e figliuole, de li quali alcuni ancora viveno. Amò egli tra l’altre la moglie di uno suo consigliero, che era molto piacevole e forte bella, e con quella più volte si trovò a prendersi di notte amoroso piacere. Soleva il consigliero starsi per l’ordinario il più del tempo nel suo studio, che era ne l’intrata de la casa in una camera terrena, per più commodità di dare audienza a li suoi clientuli. Tutta la famiglia de la casa, così uomini come ancor le donne, sapevano la prattica che la padrona aveva col duca. Per questo esso duca avea grandissima comodità di godere quando voleva la sua innamorata; e nessuno ardiva avertirne il marito, anzi tenevano mano con lei per accommodar il duca. Avenne una sera d’inverno, che tardi