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manigoldo avea fatto troppo bella morte, meritando publicamente per mano di boia par suo essere smembrato a brano a brano e dato per cibo a’ cani. La signora duchessa allora, non potendo a grande pena le lagrime contenere, rammemorò, quando tra Arimini e Cesena esso Borgia fece rapire una sua criata, che ella mandava a marito al capitano Carrazio, cui maritata l’avea, come esso Michelotto era capo de la cavalcata e fu cagione di fare morire molte persone di quelle che la sposa a Ravenna, ove il Carrazio avea le stanze, accompagnavano. Molte cose si dissero de le enormi e fierissime crudeltati di esso Cesare Borgia, nominato il duca Valentino, il quale non solamente negli stranieri ma nel proprio fratello fu fratricida immanissimo. E tuttavia de le sue infami sceleratezze ragionandosi, messere Gioan Giorgio, in conformità di quanto si diceva, narrò uno altro simile caso da uno perfidissimo tiranno perpetrato, il quale tutti empì di stupore e insieme di pietà. La signora Emilia, come il Trissino fu de la sua novella deliberato, rivoltata a me, mi disse: – Bandello, in vero questo tirannico e abominabile caso punto non disconverrà tra le tue novelle. – Onde, avendolo descritto, in testimonio de la mutua amicizia che tra noi è, ve lo dono e al nome vostro consacro, pregandovi a farlo vedere al nostro gentilissimo signore Angelo dal Bufalo. State sano, e ricordatevi spesso che, come dicevamo questi dì a proposito di quello amico, che così come nostro signore Iddio guiderdona le buone e sante opere, parimente anco gastiga coloro che operano le sconcie cose. Di novo state sano.

NOVELLA XI


Eccellino primo da Romano, cognominato Balbo, rapisce


una giovane promessa a uno suo nepote, onde grandissimi incendii,


morti di uomini e roina di molte castella ne seguirono.


Le cose che dette si sono de le ferine crudeltati del Valentino, il quale non seppe nè volle seguire la sua buona fortuna che levato l’avea al sommo grado del cardinalato, mi fanno confermare ne l’openione mia, che rade volte questi, che così si dilettano spargere il sangue umano, non roinino e muoiano miserabilmente, come si sa che a esso Valentino nel regno de la Navarra avenne, ove miseramente fu morto. Soleva egli molte fiate dire, e alludendo al nome di Cesare dittatore, perchè egli Cesare si chiamava, avere questo motto in bocca: – O Cesare, o nulla. – Onde ingeniosamente