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e aggraziata di quello che gli era stato detto. Mentre che si cantava, li servitori di Vitaliano, per uno cenno che egli fece loro, apprestarono una bella collazione di varie sorti di confetti, di ciregie e altri frutti che la stagione portava, e di generosi vini; e così, poi che si fu finito di cantare, fecero collazione, essendo il signore gentilissimamente e con gran cortesia servito. Era quello giardino molto bello e bene tenuto in ordine, e fu mirabilmente dal signor Francesco lodato. Vitaliano quanto più seppe e puotè ringraziò esso signore de la cortesia che usata aveva, essendo degnato così familiaremente smontare in casa di uno suo servitore, supplicandoli che spesso degnasse farli di questi favori. Il signore disse che, passando per la contrada e avendo sentito la dolce melodia del canto, era per meglio goderla smontato e intrato dentro. Così diportatosi buona pezza per lo giardino, e tuttavia mirando la bella Dianora, non se ne accorgendo, bevea per gli occhi l’amoroso veleno; di modo che, dopoi l’aver detto addio a tutti e partitosi, conobbe il meglio di se stesso essere rimasto in potere de la bella sovra tutte l’altre e leggiadrissima Dianora. E pensando a li casi e novo amore suo, tanto più si sentiva ardere de l’amore di quella, quanto che meno sperava di poter pervenire al godimento e fine di questo suo amore, essendo publica voce e fama che, se mai marito e moglie insieme si amarono, che nessuno in questo avanzava Dianora e Vitaliano. Nondimeno, quanto più in lui mancava la speranza, più cresceva l’ardente disio. Faceva assai spesso il signore Francesco fare de le feste in palazzo per amore de la moglie, che molto si appagava a vedere danzare, e sempre Dianora vi era stata invitata; e, che che ne fosse stata la cagione, egli mai a le bellezze de la Dianora non aveva messo fantasia. Ma poi che l’amorosa vespa gli avea punto e trafitto il core, cominciò vie più spesso ordinare de le feste. Onde, ballando con lei, a poco a poco cominciò tentarla d’amore, mostrandosi, come in effetto era, di lei fieramente innamorato. Ma Dianora, che a par de gli occhi suoi il marito amava, non dava orecchie a cosa che il signore le dicesse, anzi li rispondeva che d’altro le parlasse, non essendo ella acconcia a far cosa meno che onesta. Il che era a lui, che averebbe voluto venire a la conchiusione de l’amore, di fierissimi tormenti cagione; e quanto più ella ritrosa si mostrava, egli tanto più innamorato di lei si discopriva. Onde, non cessando tutto il dì con ambasciate e lettere tenerla sollecitata, tanto fece che tutta Padoa chiaramente si accorse da quale tarantola egli fosse tarantolato, essendo questa infermità amorosa, quando in alcuno è radicata, che