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legittimo figliuolo, dal quale è discesa la nobile vostra stirpe. E chi sarà di così rintuzzato ingegno, che stato sia a Ravenna e abbia visto il sepolcro di esso Dante, dove è sculta la marmorea statua rappresentante la vera e nativa sua effigie, che, veggendo voi e il dotto in greco e latino messer Pietro vostro fratello, non dica che in viso portate la vera sembianza di esso Dante? Accettate dunque il mio picciolo dono, e in quello pigliate l’animo mio, che di molto maggior cosa desidera di onorarvi, acciò che in parte potesse sodisfare a le cortesi dimostrazioni vostre, che sempre verso me in molte cose mostrate avete. State sano.

NOVELLA IX


Alfonso decimo re di Spagna repudia la moglie, non potendo aver figliuoli,


e sposa una altra. Ma avanti le nozze la prima moglie si trova gravida,


onde Alfonso ripiglia la prima e marita questa seconda nel proprio di lui fratello.


Questi repudii, dal re inglese impiamente fatti, sono il più de le volte cagione di grandissimi mali. E per l’ordinario si costumano fare da’ grandi signori; da quelli, dico, che non istimano le umani leggi e meno le divine, pur che possano li disonesti e illiciti loro ingordi e libidinosissimi appetiti adempire. Ora, venendo a la mia istorietta, nè uscendo in tutto de la materia de li repudii, vi dico che Alfonso di questo nome decimo re di Spagna fu figliuolo di Ferdinando quarto. Egli in la sua giovanezza prese per mogliere Violante, figliuola di Giacomo re di Ragona, che fu quello che levò di mano a li sarraceni l’isole Baleari, cioè la Maiorica e la Minorca. Era Violante bellissima, e di grazia e belli costumi ornatissima. Alfonso sommamente l’amava e di lei sommamente appagato si teneva. Ma, essendo stato con lei alcuni anni, e veggendo che ella non portava figliuoli, de li quali egli fora di misura desideroso era, ancora che forte l’amasse e grandemente lasciarla li dolesse, deliberò come sterile repudiarla. E facendo fare per via de la ragione il processo, le diede il libello del repudio. Poi per mezzo di ambasciatori tenne prattica col re de la Dacia o sia Dania, e prese Cristierna, di quello figliuola, e per moglie la sposò. Era anco questa Cristierna oltra misura bella, e fu con grandissima pompa e compagnia di baroni accompagnata in Ispagna a Siviglia. Quivi con la sua comitiva, alquanto da la lunghezza del camino