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una velificazione soccorre i suoi. E nel vero si dubitava forte de la rovina di tutta Italia, se la providenza di Dio non provedeva, ché prima che i turchi potessero fermar il piede ed allargare l’imperio vicino ad Otranto, Maomete loro imperadore morí. Il che fu cagione che non dopo molto Otranto si ricuperò, non potendo esser soccorso dai turchi, perciò che come Maumete fu morto, Baiazete suo maggior figliuolo, volendo de l’imperio impadronirsi e ritrovandosi ne la Paflagonia vicino al Mare maggiore, fu da le genti di Zizimo suo minor fratello impedito, il quale Zizimo era a Iconio ne la Licaonia. Essendo dunque la discordia tra questi figliuoli di Maumete, Achinato che aveva a nome di Maumete occupato Otranto, sforzato da Alfonso che era ito a quell’assedio, non potendo aver soccorso, con onesti patti si partí, e fu cagione poi di dar l’imperio a Baiazete. Ora, essendo Achinato in Otranto, e tutta Italia in grandissimo timore de’ turchi, il papa cominciò a far predicare la crociata contra gli infedeli a ricuperazione di Otranto; e cosí per tutta Italia ad altro non si attendeva che a predicare e bandire la croce contra i nemici de la fede. E perché la cosa era di grandissima importanza, il papa elesse molti famosi predicatori di varie religioni a questo mestiero, tra i quali ci fu frate Michele Carcano, gentiluomo milanese, de l’ordine di san Francesco, di quelli che portano i zoccoli. Egli era cosí grasso e corpulento che non piú fra Michele, ma frate Michelaccio da tutti era chiamato. Fu dunque per commessione di papa Sisto mandato a Firenze a predicare la santa crociata; il quale cominciò le sue prediche, disponendo quella cittá a prender l’arme in favore non solamente del re Ferrando ma di tutta la cristianitá, e che non guardassero che avessero guerra con quel re, che le sue genti aveva rivocate, ma che lo facessero per amore del ben commune; perciò che se i turchi ottenevano quella cittá di Otranto, averebbero in breve soggiogato tutto quel regno e poi sarebbero venuti in quel di Roma e di Toscana. Un giorno adunque che era tutta Firenze a la predica, e con somma attenzione era il sermone del padre ascoltato, egli cominciò a discorrere per la varietá dei tormenti che i turchi dánno a’ cristiani, e diceva: – Fiorentini miei, quando i turchi pigliano una cittá per forza, non pensate che perdonino a etá né a sesso. Egli non rispettano nessuno; tutti menano a filo di spada e fanno le maggiori crudeltá del mondo. Se prenderanno questa cittá d’accordio, se vi lasceranno vivere, vorranno tutte le vostre possessioni per loro e tutti voi per ischiavi, e mai non cessaranno