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Per infinite prove più fiate apertamente si è conosciuto, ne li casi che assai sovente a la sproveduta occorreno, il consiglio de le donne essere stato di gran profitto e giovevole a molti, ove assai uomini così tosto e sì bene, e forse anco pensandovi su, non vi arerebbero trovato rimedio veruno. Nondimeno io non consiglio donna alcuna che per questo si assicuri a fare cosa che si sia trascuratamente, perchè non sempre riesceno tutte ben fatte. Prima le esorto a non fare cosa che riprendere e colpare si possa; e se pure talora per la fragilità loro si lasciano da disordinato appetito trasportare, prima che mettano le mani in pasta, deveno maturamente discorrere ciò che può avenire e provedergli a la meglio che sanno, acciò, quando viene dapoi il bisogno, non siano còlte a l’improviso e dicano: – Oimè, io non ci pensava! – come le poco avvedute sogliono dire. Ragionandosi di questa materia per una donna che in una terra qui vicina fu trovata col suo amante in letto dal proprio marito, si dissero in una bella e buona compagnia di molte cose, secondo li diversi pareri degli uomini. Si ritrovò in detta compagnia maestro Arnaldo da Bruggia di Fiandra, pittore, a mischiare diversi colori insieme, per farne uno a suo modo, molto industrioso e singolare; il quale a questo proposito narrò una non troppo lunga novelletta, ove chiaro si vede l’avedimento di una donna a l’improviso avere servata la vita a la sua padrona e insiememente a uno mercatante fiorentino. Io, avendo essa novella secondo che fu narrata descritta, e sovenendomi di voi, che ancora nessuna de le mie novelle vi aveva data, deliberai che questa sotto il nome vostro fosse veduta e letta da quelli che de le mie ciancie prendono piacere, e anco perchè resti per memoria de la nostra mutua benevolenzia a chi verrà dopo noi. Vi prego adunque amorevolemente accettarla. State sano, e di me, che tanto son vostro, siate ricordevole.

NOVELLA VII