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Fece il duca segretamente apprestare dui cavalli ne l’albergo di Carlo, e, come fu l’ora, tutti dui montarono a cavallo e da Argilli, ove il duca allora dimorava, al giardino si inviarono: ove in poco di ora giunti, lasciarono fora de la chiusura del giardino, in luoco sicuro legati, li dui palafreni; poi al designato luoco intrarono dentro il giardino. Intrati dentro, fece Carlo che il duca si fermò dietro a una antiqua e grossissima quercia, per ispiare e meglio vedere il tutto e chiaramente conoscere che il vero detto gli aveva. Nè guari quivi dimorarono che il picciolo e fedele cagnolino cominciò ad abbaiare. Carlo allora, lasciato il duca solo, se ne andò verso la torre, cui dentro era la camera de la sua donna, la quale venne ad incontrarlo e abbracciarlo, e salutandolo li disse che le parevano essere passati cento anni che veduto non l’avesse. Andarono poi con le braccia al collo a la torre, e, fermata la porta, intrarono in camera e attesero a sfogare i loro amori. Era la notte alquanto chiara, perchè la argentata luna, ancor che ci fossero nuvoletti assai, li suoi raggi spandeva, che in molti luoghi per le nubi penetravano. Il che fu cagione che il duca molto bene conobbe la nipote, e vide il tutto e anco intese le parole che ella disse; del che rimase a pieno sodisfatto, e riputò Carlo essere uno degli aventurosi gentiluomini di Borgogna. Carlo, essendo dimorato assai buona pezza con la sua donna, per non lasciar il duca tanto solo, deliberò partirsi; e prendendo congiedo, disse a la dama che bisognava che si trovasse innanzi giorno a buona ora in camera del duca, chè così gli aveva imposto. Voleva ella secondo il solito accompagnarlo sino a l’uscita del giardino, ma egli nol sofferse e la fece restare. Poi, venuto ove il duca era, se ne uscirono e andarono a montar a cavallo e se ne tornarono al castello di Argilli. Cavalcando, il duca di novo assicurò Carlo di tenere li felici di lui amori sempre segreti; e se prima l’amava, dipoi, per esserli propinquo parente, lo ebbe infinitamente più caro; di modo che in corte non gli era appo il duca il più favorito di Carlo. Questo veggendo, la sceleratissima e indiavolata duchessa si disperava e arrabbiava d’ira e di furore, nè le pareva poter vivere se non vedeva Carlo di vita fore; e di lui sovente col duca mormorava. Egli, conoscendo chiaramente la malvagità di lei, a quella espressamente commandò che più non osasse di tal soggetto parlare in conto veruno, perchè egli certificato si era de l’innocenzia di quello, e che chiaramente aveva toccato con mano che l’amica di Carlo era senza fine più bella e amabile di lei. Questa conchiusione fu la scure, fu la manare che una profondissima piaga nel core de la