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tra lei e me che già vi dissi. E ora vi resupplico quanto più umilemente posso a tenerlo segreto e non avere in menore istima essa vostra nipote, perchè si sia ne le seconde nozze del grado suo abbassata, chè sapete bene la costuma di questi paesi essere che una dama, ancor che sia stata ne le prime nozze reina, se si vuole la seconda volta maritare, ella si mariterà senza biasimo in qualunque gentiluomo si voglia. Pertanto vi supplico, signor mio che degniate tener lei in quel grado di nipote che sempre tenuto avete, e me per quello fedele servitore che vi sono e sarò eternamente. – Piacque il matrimonio al duca per l’amore che a Carlo portava, e conoscendo la meravigliosa bellezza de la sua nipote, giudicò molto bene essere vero che quella de la duchessa non si poteva porre in parangone. Ma troppo strano li pareva che così grande affare si fosse condutto a sì desiderato fine senza aita o mezzo d’alcuna persona; perciò pregò Carlo che li volesse manifestare come sì magnifica impresa per se solo fatta avesse. Al che così Carlo sodisfacendo disse: – Poichè tra madama e me senza saputa di nessuno fu conchiuso di congiungersi con nodo maritale insieme, ella mi ordinò come la seguente notte, a tante ore, io tutto solo me ne andassi al suo bellissimo giardino, che, secondo sapete, è assai vicino, e per la tale porta in quello me ne intrassi. La camera sua con uno picciolo uscio nel giardino risponde. Ella, come le sue donne sono retirate, pian piano apre quello uscio e manda fuori uno suo piccioletto cagnolino; il quale, come intrava nel giardino, cominciava ad abbaiare. Io, che tra certi arboscelli era appiattato, come l’abbaiare sentiva, pian piano a la camera me ne andava, ove la prima volta, sì come ella volle, per moglie la sposai, con quelle giurate convenzioni già dette di non palesar questo matrimonio se ella nol consentiva. Si corcassemo dapoi in letto, ove con gran piacere consumassemo il santo matrimonio e dessemo ordine come per l’avenire devea governarmi. E così mai fallito non ho di ubbidirla, se non ben poche volte che per servigi da voi comandatimi mi era forza restare. Sempre poi di una ora innanzi l’aurora me ne partiva. – Il duca, che era uno de li curiosi uomini del mondo, e che in la sua giovinezza aveva fatte di molte amorose imprese, e li pareva questa la più strana istoria che mai udita avesse, e pensava simile caso non essere avenuto già mai, assai affettuosamente pregò Carlo che la primera volta che andasse al giardino volesse menarlo seco, non come suo signore o duca, ma per compagno. Il che Carlo li promise, aggiungendo come quella sera istessa devea andarvi; di che il duca mostrò maravigliosa festa.