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ne morì e fu con regale pompa sepolto. Tovarre tenne diligentissima prattica con li principali del regno che creassero re Maomete, figliuolo del morto Abdemalec, che era di dodeci anni, ma garzone di buona indole; il che fu fatto, e subito si fecero alcuni de li primi che governassero la puerile età del re e tutte le cose de lo stato. Questi furono Abdalage manifete, fratello di Maomete manifete che fu da Amida crudelemente morto, e Mesuar Abdelchirino, che significa «servo liberale». Dopo questi vi furono aggiunti Serreffo, gran dottore de la legge maometana, nato in Bugea, nobile città, ove sogliono essere le publiche scole degli studi arabici. Questa Bugea fu appo gli antichi Uzicata. Per quarto poi fu Gioanni Perello tarentino, del numero de li cavalieri rebattini. Questi quattro da tutti erano ubediti. Ma Abdelchirino fora de proposito, volendo demostrarsi ben prudente, diceva che al regno tunetano non era ispediente che si reggesse da uno fanciullo, ma che aveva bisogno di uno re di matura età, che non potesse essere da nessuno ingannato, ma per se stesso sapesse il tutto governare. Questo suo parere avendo egli divolgato, e investigando come uno di sangue reale si potesse avere, dispiacque molto a li suoi compagni, cui avere l’amministrazione del regno in mano grandemente piaceva e male volontieri se ne sariano levati. Onde, pieni di fellone animo contra lui, se deliberarono di non lo voler lasciare vivere. E non se ne accorgendo lo sfortunato Abdelchirino, lo ammazzarono tanto crudelmente, dicendo certa favola che voleva tradire la città, che non contenti nè sazii de la morte di quello, che seco gran parte de li propinqui e famigliari di lui ancisero. Morto Abdelchirino e i seguaci suoi, gli altri tre governatori, dopo li perpetrati omicidii, tra loro constituirono uno triumvirato, anzi pure una aperta e crudele tirannia. Gian Perello, uomo, ben che cristiano, molto libidinoso, occupò il luogo segreto de le concubine di Amida, che, escluso da Tunesi, andò a Lepti, che da noi si chiama Africa, e gli africani dicono Maemedia, e poi navigò a Menice, isola che oggi li Gierbi si chiama. Il Perello dunque in poco di tempo si mischiò carnalemente con tutte le concubine amidane. Si querelavano publicamente li tunetani che Abdelchirino, uomo da bene e padre de la patria, fosse stato perfidiosamente da li suoi compagni tradito e morto; nè potevano sofferire che la città devesse governarsi da così maligni uomini, che nessuno modo mettevano a la loro avarizia, a la libidine e a la crudeltate. Vedevano, se aspettare volevano la matura età al governare del re fanciullo, che il magistrato de li tre tiranni di giorno in giorno divenirebbe più crudele e vie più insopportabile.