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altri, e con false novelle sparsero tra loro che Muleasse a Napoli fosse morto, ma che prima che morisse avea rinegato la fede maometana e fattosi cristiano. Con questa fizzione fu Amida da li congiurati esortato a insignorirsi del regno e non perdere tempo, acciò che suo fratello, che era ostaggio a la Goletta in potere di Francesco Tovarre, luogotenente de l’imperadore e capitano de la Goletta, col favore degli spagnuoli non si facesse re. Chiamavasi questo Maomete, e poteva essere di diciotto in diecenove anni; e perchè rassimigliava grandemente a l’avolo suo, non solamente a le fattezze del corpo ma anco quanto a l’ingegno e a li costumi, tutto il popolo tunetano meravigliosamente lo amava. Mosso Amida da le esortazioni degli amici, lasciato il luoco a lui per le stanze assignato, se ne venne di lungo a Tunesi. Il popolo, che de le sparse novelle nulla avea intesa, veggendo questi movimenti, stava molto dubbioso, e molti assai si meravigliavano che così di liggiero egli avesse abbandonate le stanze. Il manifete, udito questo tumulto, subito corse a incontrare Amida, e fieramente de l’audacia sua e che fosse stato oso senza commissione del padre commettere così gran fallo molto il riprese, e le suase a ritornare a le stanze, e col favore del concurrente popolo fora de la città lo spinse. Amida, veggendo il suo consiglio non li succedere, non ritornò altrimenti a le stanze, ma si rivoltò verso le contrade ove è la regione Marzia, che dal porto di Utica al promontorio de la destrutta Cartagine si contiene. Sono in questa parte orti reali bellissimi con magnifici edificii. Il manifete, o sia governatore, presa una veloce barchetta, poi che ebbe fatto uscire fora di Tunesi Amida, con grande velocità per lo stagno navigò a la Goletta e parlò col Tovarre, capitano di essa, per intendere da lui se nova alcuna intesa avea del re Muleasse. E nulla sapendo il giovane, li disse la temeraria audacia di Amida. Poi parlò con Maomete figliuolo del re, che era ostaggio, come si è detto; e vi era ancora Abdalago, fratello di esso manifete, e uno figliuolo di Fares còrso, prefetto de la ròcca, che anco essi dui erano ostaggi. Indi con la medesima celerità il manifete se ne ritornò a Tunesi. Furono alcuni maligni cittadini sospettosi, come naturalemente sono quasi tutti gli africani, li quali ebbero sospetto che il manifete col favore del Tovarre non avesse ordito alcuna trama di mettere Maomete figliuolo di Muleasse in Tunesi in <nowiki>luoco del padre. Quelli adunque cittadini, cui era odioso il governo del re, mandarono messi a Amida, che dentro gli orti marzii sospirava e piagneva la sua mala e contraria fortuna, e lo esortarono a non