Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/241


perchè io non dico averlo ammazzato, anzi mi sono repacificato seco, ben che avessi avuta volontà di ucciderlo. – Soggiunse il guardiano: – Io ti ho pure troppo inteso, ma tu quello sei che non la intendi. Se tu avessi studiato come io già feci a Bologna, ove parecchi anni diedi opera agli studi civili e di ragione canonica, tu averesti imparato una gran sentenzia, la quale dice che «voluntas pro facto reputatur». Sì che va’ a trovare il vicario de monsignor lo vescovo, che è gran dottore canonista, e pregalo che ti assolva, chè degli altri peccati poi io ti assolverò. – Partisse il cameriere molto di mala voglia; e parendoli pure che fosse gran differenza da l’avere voluto fare una cosa e non l’avere messa in opera, a quella che oltre averla voluta si è fatta e mandata ad essecuzione, non volse altrimenti andar a parlare al vicario, ma andò a trovare uno altro religioso, che era in Ferrara in grande openione di dottrina e di buona vita. Conferito il caso con questo, conobbe l’error in che era il guardiano, e che a Bologna doveva avere studiato la buccolica insieme con la maccaronea. Disse egli questa cosa a la presenza di molti, tra li quali vi era il piacevole Gonnella, che tutti devete avere sentito ricordare per uomo festevole e di gioconda conversazione. Udendo questo caso, il buono Gonnella, rivoltatosi verso il cameriere, li disse: – Veramente questo tuo frate deve avere studiato altro che scienzia canonica. Che li venga il gavocciolo, ignorante che egli è! essendo tanto ignorante che non sappia conoscere quanto sia differente la semplice volontà non messa in effetto, da quella volontà che con l’opera esteriore si è compìta. – Si divolgò la cosa e pervenne a le orecchie del marchese , il quale disse al Gonnella: – Che ti pare, compar Gonnella, di questo frate ignorantone? Oh come li sarebbe bene investita che una burla li fosse fatta, di quelle che si attaccano al badile! – Notò il Gonnella il parlar del signor marchese e cominciò tra sè a pensare che cosa potrebbe fare affine che il frate rimanesse col danno e con le beffe. Onde, avendo ne l’animo suo imaginatosi ciò che deliberava fare, il tutto communicò al marchese; il che sommamente a esso marchese piacque. Dato adunque ordine al tutto, una mattina si vestì di modo che pareva uno prencipe, e onoratamente accompagnato andò a la messa a la chiesa di San Francesco. Ora devete sapere che esso Gonnella avea in sè molte parti che il rendevano mirabilmente meraviglioso; e tra l’altre, ogni volta che voleva, in uno batter di occhio sapeva così mastramente trasformar le fattezze del volto che uomo del mondo non ci era che lo conoscesse, e in quella trasformazione saria durato tutto uno giorno. Parlava poi