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assai letterato, il quale volentieri si sarebbe fatto prete se avesse avuto il modo di poter avere qualche beneficio. Questo, cadutogli in mente che il capitano Biagino sarebbe ottimo mezzo quando volesse aiutarlo, e conoscendolo molto amorevole ed umano, venne a trovarlo e gli narrò l’intenzion sua. Il che intendendo, il buon capitano, come colui che a tutti averebbe voluto far bene, e tanto piú a quelli del suo parentado, gli promise largamente che ne parlarebbe col duca, e farebbe ogni cosa per fargli aver l’intento suo. E per non dar indugio a la cosa, andò quel dí medesimo a parlar con messer Giacomo Antiquario, segretario del duca, e di tutto il ducato sovra i beneficii ecclesiastici iconomo generale. Era l’Antiquario uomo di buonissime lettere e di vita integerrima e appo tutti per i castigatissimi costumi in grandissima stimazione. Udita che ebbe esso Antiquario l’intenzione di Biagino, sapendo quanto il duca l’amava, gli disse: – Capitano, io non so che adesso ci sia beneficio alcuno vacante, ché quando ci fosse, io senza dubio lo saperei per l’ufficio che ho. Ma a me pare che voi debbiate parlare col signor duca e fare che egli ve ne prometta uno dei primi vacanti. Ma non vi perdete tempo, perché il duca ne ha promessi molti. – Il capitano, ringraziato cortesemente l’Antiquario, pigliò l’opportunitá e ne parlò col duca; il quale, udendo questa domanda, diede buone parole per risposta, commettendogli che stesse vigilante per intender se prete alcuno benefiziato morisse, e glielo facesse sapere. Avuta questa risposta, il capitano attendeva pure che qualche prete andasse in paradiso. E stando in questa aspettativa, avvenne che morí un arciprete in Lomelina, ne le castella del conte Antonio Crivello. Del che il capitano subito fu avvertito, e se n’andò a domandare questo beneficio al duca; il quale, sentendo la morte de l’arciprete, e avendo voglia di far conferire quello arcipresbiterato ad un altro, disse: – Capitan Biasino, perdonateci se ora non vi compiaciamo, perché non è mezz’ora che siamo stati astretti prometterlo a un altro. – Credette il capitano Biasino che il fatto stesse cosí, e si strinse ne le spalle, aspettando un’altra occasione. Né guari dimorò che un altro prete morí; e cercando aver il beneficio, ebbe dal duca la medesima risposta. Per questo non restò il capitano, né si sgomentò o perdettesi d’animo. Ora, vacando molti altri benefici, e sempre scusandosi il duca che di giá gli aveva donati, cominciò il capitano Biagino ad avvedersi che il duca si burlava di lui, e gli disse: – Signore, a quello che io veggio, voi vi beffate di me. Ma, al corpo di santo Ambrogio, mi farete far le pazzie. Datemi un beneficio e non