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Quanti errori e strabocchevoli scandali provengono da la ignoranzia di quelli sacerdoti che odeno le confessioni sacramentali de li penitenti, che almeno la quadragesima si vanno a confessare, tante volte si è veduto che superfluo mi pare dirne più lungo sermone. E in vero non si deverebbe così di liggero permettere la udienza de le confessioni a ogni sacerdote, sia prete o frate, se non si conosce scienziato almeno in quelle cose che appertengono a la cura de le anime, essendo questo uffcio di tanta importanza quanta si può considerare. Se l’uomo non è infermo, cerca a la cura del corpo avere il più eccellente medico che si trovi. Ma quanti ce ne sono che, mortalemente infermi de l’anima, vorrebbero, quando se confessano, trovar uno sacerdote che fosse cieco e sordo e anco ignorante, acciò che da peccato a peccato non facesse differenza, ma del tutto assolvesse, come se tale assoluzione fosse valida, che non assoluzione ma dannazione eterna de l’uno e l’altro si deve chiamare. Di questi ignoranti e temerarii sacerdoti ragionandosi questi dì a Diporto ne l’amenissimo giardino di madama Isabella marchesa di Mantova, ove anco voi eravate e molti altri signori e gentiluomini, si parlò di quello religioso che assolse uno suo figliuolo spirituale da una scommunica papale, e non sapeva il misero ciò che si fossen nè casi nè scommuniche. Di questo voi sapete ciò che io ne dissi a l’illustrissimo signor marchese, quando insieme con voi, con messer Tomaso degli Strozzi e messer Alberto Cavriana andassemo al palazzo di San Bastiano a parlarli. Devete anco ricordarvi tutto quello che io nel detto luogo nel giardino ne discorsi a madama, e del gastigo che meritava quello buffalone. Ora, poi che io mi tacqui, il nostro gentilissimo messer Benedetto Capi di Lupo e di essa madama segretario, a proposito di quanto si diceva, narrò una piacevole novella, che a tutti sommamente piacque e alquanto ridere ci fece. Onde madama, a me rivolta, mi disse: – Bandello, questa a istoria è una di quelle che non istarà male tra cotante che tu a la giornata scrivi. – Il perchè io le promisi di scriverla. Ora, mettendo insieme esse mie novelle e