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Bracelli, che tanto si rassembravano, che non io molte fiate non li sapeva descernere l’uno da l’altro, ma quelli di casa loro assai spesso vi restavano ingannati. Egli è ben vero che Melchio, essendo giovanetto e volendo imparare schermire, fu alquanto graffiato nel naso su la narice, che li fece restare uno segnaluzzo, picciolo come mezzo cece, il quale, a chi ci metteva mente, lo faceva riconoscere per Melchio; ma pochi ci avevano avertito. Voglio, signor mio, che veggiate se eglino erano di sembianza grandissima. Si trovarono questi fratelli a Vinegia a fare li traffichi loro de la mercanzia. Melchio si fece fare uno giubbone di raso cremisino veneziano da uno sartore, e gli ordinò che la dominica mattina glielo portasse, chè in letto lo attenderebbe. Quella mattina Gasparro levò forte a buona ora e si mise a passeggiare per la sala. Arrivò in quella il sarto e, come lo vide, lo prese per Melchio e disse: – Magnifico, perdonatemi se sono stato tanto tardi a recarvi il giubbone, perchè io mi credeva che voi non levassi così a buona ora, massimamente il giorno de la festa. – Gasparro, o si accorgesse che il sartore l’avesse preso in fallo, o fosse che sapesse alcuna cosa del giubbone, senza cangiarsi in viso li rispose: – Questo è stato poco fallo. Aiutamelo pure a vestire. – E dispogliatosi, si vestì il nuovo giubbone, perchè non solamente essi dui fratelli erano simili di volto, ma pareano fatti in una medesima forma di grandezza e grossezza di persona. Vestitosi Gasparro il giubbone, pagò al maestro la manifattura, e se ne andò a messa e per la città diportandosi sino a l’ora del disinare. Melchio, poi che vide il maestro col giubbone sì tardi ancora non comparire, rincrescendogli stare tanto in letto, si vestì. E andato a messa, poco dopoi rincontrò il sarto e li disse: – Maestro, voi non sète venuto a vestirmi il giubbone. Che vuole dire cotesto? – Come magnifico! – rispose il sarto. – Voi mi date la baia. Che dite voi? Io non sono trasognato nè tanto fore di memoria, che non mi ricordi come stamane, in la vostra sala dove presi la mesura di quello, ve lo vestii. Eccovi per segno li marchetti che mi desti per la manifattura. – S’avvisò subito Melchio devere essere stato suo fratello che per burla si avesse fatto vestire il giubbone, e disse al sartore che andasse. Si partì il sartore, e non era ito cento passi che si ricontrò in Gasparro, che avea il giubbone indosso. E come li fu appresso, si fece il segno de la croce. Gasparro, che lo conobbe, il dimandò se avea veduto il diavolo con le corna, a farsi tanti segni di croce, e che cosa avea. – Io non so, per san Marco di oro, ove mi sia, se forse non patisco l’infermità de le