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messer Gian Angelo Vismaro, che lá si trovò in compagnia di molti gentiluomini, disse: – Signora mia e voi altri signori, egli non accade molto a questionare sovra la proposta materia, né volersi affaticare che la troppa familiaritá partorisca disprezzamento verso il padrone, avendo l’essempio innanzi gli occhi che di questo ci fará piena fede. – E qui narrò ciò che una volta fece il capitano Biagino Crivello. E perché l’atto mi parve molto strano, io lo descrissi a ciò che la memoria non se ne perdesse, perciò che da le buone cose che si scrivono si piglia buono essempio, e da le male e triste azioni si cava che l’uomo le aborre e si guarda di cascare in simili errori. Avendo adunque scritto quanto il Vismaro narrò, ho voluto che sotto il nome vostro da la posteritá si legga, se perciò le cose mie potranno tanto durare. Ma io con questa intenzione pure le scrivo, avvengane mò ciò che si voglia. E per non vi tener piú verrò a l’effetto. State sano.


Novella XXVI


Il capitano Biagino Crivello ammazza nel monte di Brianza
un prete per aver il beneficio per un suo parente.


Non è qui, signora contessa e voi cortesi gentiluomini, persona che non conosca il capitano Biagino Crivello, il quale, come potete sapere, essendo stato uomo molto prode de la persona sua, e mentre che il duca di Milano Lodovico Sforza stette in stato, sempre onoratamente vivuto su le guerre con onorevoli condutte, ora ad altro non attende che a viver quetissimamente e visitar tutto il dí quante chiese sono in Milano, dandosi in tutto e per tutto a la salute de l’anima. Era egli in grandissimo credito appo il detto duca Lodovico, divenuto tanto suo domestico e familiare, che non suo soggetto ma suo fratello pareva. Egli era d’oneste ricchezze dotato, e non gli essendo da la moglie, che morta gli era, rimasto se non una sola figliuola, non si curò mai troppo, non volendo prender piú moglie, accumular possessioni, e tutto ciò che del soldo guadagnava, essendo general capitano di tutti i balestrieri ducali, spendeva in far buona cera ai buon compagni. Medesimamente ciò che il duca largamente gli donava, tutto distribuiva in farsi onore. Ora sapete che la schiatta dei Crivelli in Milano e per lo contado è innoverabile, e che ce ne sono di poveri assai, come ne le gran famiglie spesso avviene. Era dunque un giovine in questa famiglia