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è un vento che abbrucia e secca il fonte de la divina pietá. Colui che è grato riconosce tanti beneficii quanti la divina bontá ci ha fatti e tutto il dí fa, e non potendo egli equivalente beneficio renderle, perché dal finito a l’infinito non è proporzione alcuna, almeno si sforza con animo grato e ricordevole degli avuti e non meritati beni renderle tutte le grazie che può le maggiori, ed ogni dí se le confessa debitore. Il medesimo fa verso i parenti e verso gli amici, e insomma verso tutti quelli a cui si sente ubligato. Né solamente rende loro le debite grazie di parole, ma con gli effetti ed opere de l’animo grato si mostra loro, e gli fa conoscere che di se stesso prima sará possibile obliarsi, che porre in oblio gli avuti piaceri e beneficii da l’amico. Di questa vertú ragionandosi, giá molti anni sono, in Milano a la presenza del signor Prospero Colonna, messer Francesco Peto, uomo dottissimo, narrò una bella istoria a questo proposito, la quale io alora scrissi. Ora, facendo la scelta de le mie novelle, questa narrata dal Peto m’è venuta a le mani, onde al nome vostro l’ho intitolata, sí per esservi io quello che vi sono, che dal sacro fonte v’ho levato, ed altresí per la buona creanza che in tutte l’azioni vostre mostrate, e massimamente negli studi de le lettere, nei quali, non avendo ancora compíto l’undecimo anno, fate tutto ’l dí mirabil profitto. Io vi ricordo che avete il nome del vostro padre, che fu segnalato cavaliero e ne la milizia a’ tempi suoi ebbe pochi pari e nessuno superiore. Egli per proprio valor suo, ché da fanciullo si nudrí ne l’arme, e non per istraordinarii favori, con la spada e lancia, con la sagacitá, prudenza, fortezza e scienza militare s’acquistò il nome di valente soldato e di sapientissimo capitano, come l’imprese da lui per l’Italia fatte ne rendono testimonio. Sforzatevi adunque d’imitar il padre, che ne l’opere de la magnificenza, liberalitá e de la gratitudine fu singolarissimo. State sano.


NOVELLA LXVII
Il soldano de l’Egitto usò gran gratitudine
verso Enrico duca de gli vandali suo prigionero.


Fu giá la cittá di Magnopoli capo di molti dominii ne le parti settentrionali, di modo che negli anni di nostra salute mille cento settanta e nove fu re di quella Pribislao, sepolto in un monastero d’essa cittá detto Dobran, su la cui sepoltura è intagliato questo epitafio: «Pribislaus, Dei gratia erulorum, vagriorum, circipoenorurn, polamborum, obotritarum, kissinorum vandalorumque