Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/200


ragione sarò debitore. – Il giudice, veggendo il buon aspetto del giovane e cosí ben vestito, gli disse: – Gentiluomo, io ho data la commessione ad instanzia del tal mercadante. – Fu fatto venir il zoppo in palazzo, che vi venne come la biscia a l’incanto. Alora Gian Battista, rivolto al giudice, disse: – A ciò che voi conosciate la malignitá e ribalderia di costui, eccovi la cedula di sua mano, sottoscritta dal notaro e testimonii, come egli è debitore al mio maestro di mille ducati. Eccovi la mia procura di riscuotergli. E perché conosciate che io non son fuggitivo e confesso essergli debitore di dieci ducati, leggete questo mio scritto, ove da una parte del foglio scritto è il suo debito, ed a l’incontro al credito suo ho posto i dieci ducati avuti da lui in prestito, – ché queste scritture portava seco in petto il giovane. Il povero vecchio nulla seppe negare, e stava mutolo né sapeva che dire. Ad instanzia poi del giovine fu il vecchio imprigionato, non avendo chi li facesse securtá. Protestò poi Gian Battista dei danni ed interessi e de l’onore, per esser accusato fuggitivo. Ed in somma la cosa andò di modo che il misero vecchio fatto fu prigionero e fu astretto, se volle uscire, a pagar tutto il debito con danni ed interessi, e publicamente disdirsi di aver appellato il giovane «fuggitivo», di maniera che l’inganno tornò sovra l’ingannatore. E cosí si vide verificato il proverbio che dice: «Chi ha a far con tósco, non vuol esser losco».


Il Bandello al vertuoso ed illustre signore
il signor Cesare Fregoso salute


Tra tutte le vertú che ogni uomo rendono commendabile, o sia privato o sia in degnitá di magistrati costituto o padrone e signore di popoli, io porto ferma openione che la gratitudine sia una di quelle che di modo informi ed ammaestri le menti nostre, che di leggero faccia la via a tutte l’altre vertú morali; perché impossibile mi pare d’esser grato dei beneficii ricevuti, se l’uomo anco non ha quell’altre parti che ad esser da bene se gli convengono. E secondo che l’esser grato è cosa onorata e lodevole, cosí per lo contrario l’esser ingrato è vizio abominevole e grandemente vituperoso. Onde santamente lasciò scritto un dotto e santo dottore, dicendo che il peccato de l’ingratitudine