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aveva l’abitazione ne la contrada de la parrocchia di San Giovanni sul muro. Aveva la buona donna dui figliuoli, dei quali il primo era maritato, e molto volentieri vedeva la simia andar per casa e sempre le dava alcuna cosa da mangiare, e si prendeva grandissimo piacere de le sciocchezze che la simia faceva, e scherzava sovente seco come con un cagnolino averebbe fatto. I figliuoli, che vedevano la vecchia madre loro, che quasi era decrepita, tanto volentieri trastullarsi con quella bestiola, ne prendevano somma contentezza, come buoni ed amorevoli figliuoli ch’erano; e se essa simia fosse stata d’altri che del signor duca, l’averiano piú che volentieri per ricreazione de la madre comperata. Onde comandarono in casa a tutti che nessuno avesse ardire di batter né molestare la buona simia, ma che tutti le facessero carezze e le dessero da mangiare. Per questo la simia frequentava piú la casa de la vecchia che l’altre dei vicini, perché in quella era meglio trattata e vi ritrovava miglior pastura. Ogni sera però ella tornava in castello al suo consueto albergo e covile. Ora avvenne che la buona vecchia, consumata dagli anni ed anco inferma, cominciò a non uscire di letto. I figliuoli facevano attender a la madre con ogni diligenza, e di medici, medicine e cose ristorative non le mancavano in conto alcuno. La simia secondo il suo solito frequentava la casa, e fu menata ne la camera ove l’inferma giaceva, la quale mostrava d’aver gran piacere di veder essa simia e cominciò a darle di molti confetti. Sapete naturalmente coteste bestiole esser fortemente ghiotte de le cose dolci, e massimamente amar le confetture. Il perché monna simmia era quasi di continovo al letto de la buona vecchia e mangiava assai piú confetto che non faceva l’inferma, la quale, essendo fieramente da la infermitá aggravata e dagli anni consunta, dopo l’essersi confessata e riceuti i santi sagramenti de la Chiesa, la communione e l’estrema unzione, passò a meglior vita. Ora, mentre che la pompa de le essequie si preparava, secondo la consuetudine di Milano, le donne lavarono il corpo de la morta e con la cuffia e bende le abbigliarono il capo come ella era solita, e poi la vestirono. Stette sempre monna simia presente al tutto. Come il corpo fu vestito, fu ne la funebre bara deposto; né guari si stette che la chieresia invitata venne e con le solite ambrosiane cerimonie a torno ad essa bara si celebrò l’officio, e poi, levato il corpo, fu portato a la parrocchia non molto lontana. Mentre queste cose si facevano, monna bertuccia attese a votar le scatole e gli alberelli che erano su la tavola. E poi che a suo bell’agio s’ebbe empito il corpo, le montò uno