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gli farebbe cavar fuori. Ma la speranza loro era vana, perché il re s’aveva fitto in testa di voler che lá dentro facessero la vita loro. Condolendosi adunque tutti dui dei loro infortunii e pascendosi di vana speranza, s’andavano di giorno in giorno ingannando. Essendo poi certificati de la deliberazione del re, il signor Tomaso un giorno, essendo sua moglie a la finestra, che piangeva di questo crudel proponimento del re, dopo averla, a la meglio che seppe e puoté, consolata, ancor che ella consolazione alcuna non ammettesse, cosí le disse: – Consorte mia carissima e signora, io non vi cominciai giá mai ad amare per ammorzar in modo alcuno questo mio amore; ma la volontá mia sempre fu ed ancora è, fin ch’io viverò, amarvi ed onorarvi. Medesimamente l’animo mio non fu mai di far cosa che in qual si voglia occasione vi potesse recare né danno né noia. Ora io porto ferma openione che, se io fossi morto, il re vostro zio vi caveria di prigione, e cosí uscireste di questa misera cattivitá. Possendo io adunque con la mia morte rendere la vita a voi, che piú de la vita mia io amo, assai meglio sará che, io solo morendo, liberi voi da morte, che perseverar tutti dui in questa viva morte, senza speme d’uscirne giá mai. E perché non mi piace con le proprie mani incrudelire in me stesso, né appiccarmi come un ladrone o gettarmi da le finestre o dar del capo nel muro come forsennato, ho eletto morire a poco a poco, privandomi del cibo. E questa morte mi sará gratissima, sapendo che sará la salute vostra. – La donna lagrimando lo confortava, e diceva che, morendo egli, parimente ella non voleva restar in vita. Messosi adunque il signor Tomaso in cotal deliberazione, e non volendo a modo alcuno cibarsi, se ne morí. Il che sapendo la donna, deliberò di morire e stette dui o tre dí che mai non volle mangiare. Il che intendendo il re, la fece levar di prigione e con l’aiuto dei medici, cibandola per forza, la tenne in vita. Ma ella non s’è mai voluta maritare, e stando sempre malinconica, intendo che mena una vita molto lagrimosa, e mai non fa altro che pietosamente ricordar il suo signor Tomaso, maledicendo la crudeltá di chi cosí miseramente lo lasciò morire.


Il Bandello a l’illustre signore Ridolfo Gonzaga