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viaggio che da Castel Gifredo facemmo a Ferrara ed a la vostra villa a Gualdo, quando io andava in Romagna a Fusignano. Né crediate che mi sia uscita di mente quella moresca, che la notte a torno al letto ci facevano quei diavoli di mussoni che hanno il morso piú velenoso che bisce. State sano.Novella LVIII

Ritrovato in letto con una vedova, un gentiluomo, quella sposa per moglie,
e morto che fu, ella d’uno s’innamora, e da quello lasciata, si fa monaca.


Ne la cittá di Ferrara, mia nobile patria, fu giá non è molto un gentiluomo chiamato Lancilotto Costabile, il quale prese per moglie una gentildonna e riebbe un figliolo; e non dopo molto, lasciando la moglie ed il figliuolo sotto il governo d’un suo fratello, che era uomo di gran maneggio, si morí. Il fratello di Lancilotto, conoscendo la cognata esser molto proclive ad amore e che mal volentieri stava senza compagnia d’uomini, pigliata l’oportunitá, cominciò con bel modo ad essortarla che essendo troppo giovane si volesse maritare, e che egli s’affaticarebbe in trovarle il marito al grado di lei convenevole. La donna, che voglia non aveva di prender marito, ma viver libera ed oggi mettersi a la strada e dimane far un altro effetto, non la voleva intendere, ritrovando certe sue scuse di poca valuta. Il cognato, dubitando di ciò che era, cominciò con maggior diligenza a spiare tutte le azioni de la donna, e in breve s’accorse per che cagione ella non si curava di marito, avendo uno che suppliva in vece di quello. Il perché, multiplicate le spie, conobbe che il canevaro di casa teneva mano a la cognata e, tutte le notti che a lei piaceva, introduceva in casa Tigrino Turco, gentiluomo di Ferrara, del quale ella era innamorata, ed egli di lei. Certificato che fu di questo, tenne modo col canevaro, parte minacciandolo e parte con buone parole promettendoli di molte cose, che il canevaro restò contento d’avvisarlo la prima volta che la donna ricevesse Tigrino in camera. Onde essendo una notte gli amanti insieme ed amorosamente trastullandosi, il canevaro, non volendo mancare di quanto aveva promesso, poi che ebbe l’amante introdutto in camera, se n’andò ad avvisar il cognato; il quale, essendosi di giá provisto con alcuni uomini da bene, andò a la camera de la cognata e, quella pianamente con chiavi contrafatte aperta, trovò i dui amanti, stracchi del giocare a le