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io a pregarvi ed essortarvi che voi predicaste contra l’usura, perché vorrei esser solo a questo mestiero, per guadagnar piú danari. E chi v’ha detto che altri non ci sia che io, che presti a usura, s’inganna, ed io lo so, ché da qualche giorno in qua non guadagno la metá di quello che io soleva guadagnare, il che mi fa conoscere che altri ci siano cosí savii come io, che anco essi attendono al danaro. E dicovi, padre mio, che chi non ha danari, e pur assai, è una bestia. Voi siete, perdonatemi, poco pratico de le cose del mondo, e il viver vostro è a un modo e il nostro a un altro. E la somma del tutto è questa: che conviene, a chi vuole esser riputato e fra gli altri onorato, aver danari. Sia pur l’uomo nasciuto nobilissimamente e de la casa dei Vesconti, che è la casa del nostro signor duca: se non averá danari, non sará di lui tenuto conto alcuno. Io ho qualche pochi danari, che non pensaste ch’io fossi tutto oro, e se vado in castello per parlar al duca, subito son fatto entrare, se ben egli fosse in letto, perché quando ha avuto bisogno di ducento e trecento migliaia di ducati, io l’ho servito con quel profitto che tra lui e me s’è accordato. Non ci è anco gentiluomo o cittadino o mercante o povero in questa cittá che non mi onori, perché io faccio servigio a tutti. Direte mò voi che io deverei prestar i miei danari senza premio alcuno. Padre mio, cotesto modo di prestar non si costuma e non sarebbe il fatto mio. Io voglio il pegno in mano e voglio che i miei danari tornino a casa con guadagno. Basta a me ch’io non sforzo nessuno, né astringo a venire a tòrre danari in prestito da me. E perché l’avere danari è una cosa che senza fine allegra il core, e quanto piú se n’ha tanto piú cresce l’allegrezza, io mi mossi, quando vi parlai, a pregarvi che voi predicaste contra gli usurai, a ciò ch’io solo tutto il guadagno avessi. – Si sforzò il santo frate con verissime e sante ragioni di voler levar questa fantasia di capo a Tomasone, ed assai gli predicò, mostrandogli negli Evangeli che Cristo nostro Salvatore di bocca sua comanda che si debbia prestar danari al prossimo senza speranza di cavarne uno spilletto. Egli puoté allegare la ragione civile e la canonica e il Testamento vecchio col nuovo, ma niente profittò, perciò che Tomasone perseverava ostinato nel suo proposito. Strinsesi il santo frate ne le spalle di compassione, udendo cosí fatte risposte di Tomasone, e da sé licenziatolo, pregò nostro signor Iddio che gli occhi de la mente gli illuminasse. E poi che di Tomasone tanto ve n’ho detto, vi dirò ancora un fioretto che, poco innanzi a questo ragionamento che fece col santo frate, avvenne. Andava, come avete giá inteso,