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tuttavia di venire piú spesso che possibile fosse a visitarla. Assicuravala anco su la fede sua che egli altra donna non amava che lei, e che mai non la abbandoneria. – Come, – diceva egli, – potrei giá mai io altra donna che voi amare? io, che tanto v’amo, che tanto vi sono obligato, che conosco che perfettamente voi m’amate e che tutta sète mia, v’abbandonerò? Questo non sará giá mai, e la mia perseveranza e la fedelissima mia servitú ve ne faranno di continovo certa. Ché se necessario fosse, io lasciarei tutte le mie faccende e, ponendo per voi me stesso in oblio, mi ritirerei a star mai sempre in Vinegia. Non dubitate di me, vita de la mia vita e lume degli occhi miei. – E queste cose dicendo, insieme amorosamente si trastullavano. Cadde poi ne l’animo a la donna l’avere il ritratto del suo amante per allegrar la vista quando egli presente non ci era, parendole che piú facilmente ella devesse la lontananza di quello sofferire; e a l’amante questo sua pensiero disse, il che mirabilmente gli piacque. Egli, che di se stesso uno ne aveva, le promise di mandarlo subito che a Padova giungesse, pregando anco lei che fosse contenta di lasciarsi ritrarre, a ciò che medesimamente egli, avendo il ritratto di lei, vedesse con gli occhi la forma di quella che chiusamente nel core portava e con gli occhi de l’intelletto sempre vedeva. – Datemi, – rispose ella, – un pittore di cui ci possiamo sicuramente fidare; ed io molto volentieri ritrarre in carta, in tela e in asse, come piú vi piacerá, mi lascierò. – E cosí d’accordio rimasero. Come Galeazzo fu da la donna partito, con l’aiuto d’un amico suo ritrovò un pittore giovine che in cavare dal naturale era appo tutta Vinegia in grandissimo prezzo, e seco convenutosi di quanto da lui voleva, del tutto avvisò la donna; e a Padova ritornato, le mandò il promesso ritratto. La donna, avuto l’ordine de l’amante, si convenne con una sua vicina di cui molto si fidava; e mandato a chiamar il pittore, a certe ore del giorno in casa de la vicina si trovava, ove il pittore anco era. Egli, veduta la bellezza de la gentildonna, in un tratto fieramente se ne imbarbagliò, in modo che, per aver tempo di vagheggiarla, menava l’opera in lungo e nulla o poco lavorava. E quando deveva ritrarla, entrava in nuovi ragionamenti e nuove ciance, tuttavia cercando di fare la donna accorta del suo amore. Ella, a cui sommamente piaceva il favoleggiare del pittore, che era pieno sempre di nuovi e bei motti, dimenticatasi de l’amore di Galeazzo, gli gettò gli occhi a dosso e, parendole un bel giovine, le venne voglia di provare se egli sapeva sí bene improntare di rilievo come ritrarre dal vivo. Del che egli, che era scaltrito, subitamente s’avvide,