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fin a l’ora del vespro, sempre con Finea ragionando. Era quel dí giorno di festa e ad una de le principali chiese de la terra sí faceva gran solennitá. E mostrando la malvagia femina una estrema contentezza e un indicibile piacere di cosí biasimevole e vituperosa opera che fatta aveva, e con Finea gloriandosene come se avesse un gran regno acquistato, quando sentí sonare il vespro e che le sovvenne che alora tutte le donne e gentiluomini de la terra sarebbero a quella chiesa, ella si levò e si vestí; e fatto metter in ordine la carretta, che tiravano quattro bravi corsieri, su vi montò con le sue donne, e con un viso tutto allegro e ridente andò, quasi trionfando, per la terra: poi a la chiesa con le altre si ridusse. Quivi in compagnia d’altre gentildonne a ragionare si mise, fin che fu tempo di partirsi e seco alcune di quelle a cena condusse. Io non so che dirmi di questo diavolo incarnato, e quanto piú ci penso, piú resto stordita. Ogni altra donna, che disperda in qual modo si sia, sta almeno nove e dieci giorni, e molte fiate piú, prima che riavere si possa, ed in quel tempo si ciba con manicaretti delicatissimi; e questa fiera alpestra, che per forza si fece disperdere, quel giorno medesimo montò in carretta e se n’andò a la festa. Né crediate che dopoi ella se ne stesse senza amanti: ella molti altri ne ebbe, e fece anco un altro segnalato tratto. Ma perché, in qualunque modo egli si narrasse, si scoprirebbe di necessitá la persona, io per adesso me ne rimarrò, non volendo a patto nessuno a’ suoi parenti, cosí di lei come del marito, recare con mie parole infamia. Bastivi per ora quanto ve n’ho detto. Né sia poi alcuno che presuma biasimare il sesso nostro con dire: – La tale ha fatto e detto. – Biasimi chi vuole la Nanna e la Pippa e chi fa il male, e particolarmente vituperi qual si sia, se cosa ha fatto che meriti biasimo, ma non morda il sesso, ché se Giuda tradí Cristo, non sono per questo tutti gli uomini traditori. Se Mirra e Bibli furono ribalde, non sono l’altre cosí. Il sesso maschile e de le femine è come un orto che fa erbe d’ogni sorte. Quando tu sei nel giardino, cògli le buone e non dir male de l’orto. Messer Giovanni Boccaccio, perché una donna non lo volle amare, compose il Labirinto, ma pochi ci sono che lo leggano. Deveva dir male di quella e lasciar l’altre. E chi sa che quella donna non avesse cagione di non amarlo? Intendo anco che il mio compatriota, il poeta carmelita, ha fatto una egloga in vituperio de le donne, ove generalmente biasima tutte le donne. Ma sapete ciò che ne dice Mario Equicola, segretario di madama di Mantova? Egli afferma che il nostro poeta era innamorato d’una bella giovane e che