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la penitenza de l’altrui peccato e, se non in tutto, almeno in qualche parte sodisfará a le mie voglie. – Questo dicendo, la crudelissima, non veramente madre, ma infernale e furiosa Erine, con quelle sceleratissime mani prese il povero ed ancor palpitante bambino e, senza dargli battesimo, in terra col capo lo percosse. Poi pigliata ne la destra mano una de le gambe del morto figliuolino e l’altra ne la sinistra, furiosamente sbarrò le braccia, e come arrabbiato veltro fece due parti di quel picciolo corpicello, tuttavia iratamente dicendo: – Oimè, perché non posso io cosí smembrare suo padre? perché non posso di lui far agli occhi miei cosí giocondo spettacolo come faccio di questa carogna? – Né di tanto questa nuova Medea, questa dispietata Progne contenta, gettò in terra le lacerate membra e quelle coi piedi lietamente calpestando, fece in forma d’una schiacciata. Indi, piú minutamente lacerandolo, ne fece mille pezzi, e conosciuto il picciolo core, quello messosi in bocca, con i denti di masticarlo sostenne. E non essendo ancora di cosí ferma e barbaresca crudeltá sazia, né avendo a pieno presa quella vendetta che voleva, sapendo esser in casa un can mastino molto grosso, mandò giú Finea e fece condurre il cane di sopra. Venuto il mastino in camera, la sceleratissima Pandora di sua mano a brano a brano tutto il figliuolo diede al cane, e sofferse lietamente di veder mangiare le carni sue, il figliuolo proprio, ad un mastino. Io mi sento per pietá di cosí orrendo caso, di tanta inaudita crudeltá, di non mai piú pensata sceleraggine, di cosí mostruosa vendetta venir meno, e giá le cadenti lagrime la voce m’impediscono. – A questo si tacque la signora contessa, non potendo per il dirotto pianto parlare, ed anco quasi tutta la compagnia, mossa a compassione, lagrimava. Ora, come la contessa ebbe rasciugate le lagrime e vide che ciascuno attendeva ciò che ella volesse piú dire, con la voce mezza lagrimosa, cosí disse: – Assai per ora tutti di brigata questa crudelissima crudeltá abbiamo pianto, ben che, a dire il vero, assai e quanto si conviene pianger non si possa e meno io vaglia di cosí fiera donna, anzi pure inaudito, orrendo e vituperoso mostro, quanta e quale fosse la bestiale crudeltá con parole dimostrarvi. Era di poco passata l’ora de la nona, quando la micidial femina fece al mastino le smembrate carni divorare, ed essendo in lei per la presa vendetta alquanto l’ira, che contra Partenopeo aveva, raffreddata, cominciò a sentire qualche dolore, sí per la violenza del parto fuor di tempo, come anco per le percosse e salti che su le reni aveva sofferte; onde, sentendosi lassa, si mise in letto a riposare. E cosí se ne stette