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propria, la picciola creatura, e non pienamente formata, farne per viva forza uscire, avvenirsene poi ciò che si volesse. Fatta adunque questa mala deliberazione, chiamò un dí Finea, sua cameriera secreta, e di tutte le sue disonestá consapevole, e le disse: – Finea, fatti dar il bacile d’argento e vieni di sopra a la camera de la loggia. – Il che Finea fece, e giunta in camera, per commessione de la padrona, col chiavistello fermò benissimo l’uscio. Pandora alora cosí le disse: – Tu sai, Finea mia, come quel traditore di Partenopeo m’ha villanamente abbandonata; il che m’è di grandissimo cordoglio cagione. E perché di lui so che sono gravida, non voglio che mai vantar si possa che di me egli abbia fígliuoli. Onde, non m’avendo in cosa alcuna giovate le medicine che ho preso, e potendo di leggero occorrere che mio marito in breve verrá, io voglio per forza disperdere. Perciò monterai su quella cassa, ed io qui per terra mi stenderò: tu mi salterai a dosso su le reni, e non aver rispetto nessuno, ché cosí bisogna fare. – Fece Finea quanto la padrona l’aveva comandato piú di sette volte, sempre su le schiene a Pandora saltando, che meraviglia mi pare che non sfilasse. Ma questo non facendo la creatura uscire, Pandora, arrabbiata e indiavolata, da alto luogo piú volte a basso saltò, e, con le pugna lo scolorato ventre fieramente percotendo, tanto tanto si contorse, tanto saltò e tanto si dimenò, che sentí l’infelice creatura distaccarsi e voler uscire. E da Finea aitata, mandò fuori il mal concetto figliuolo, il quale, palpitante, essa Finea nel bacile che recato aveva raccolse. Come la sceleratissima Pandora si sentí disgravare del peso del partorire e vide il pargoletto bambino dentro il bacile, con atroce e crudel vista quello risguardando ed il capo d’ira e sdegno crollando, disse: – Mira, mira, Finea mira, come giá questo bestiuolo cominciava a rassimigliar quel disleale e traditore di suo padre. Non vedi come queste fattezze rassembrano a quelle? Egli certamente sarebbe stato in ogni cosa simile a quel perfido ed ingrato di tanto amore, come io l’ho portato. Ma perché non mi lece aver cosí colui, come ho questo? perché non è egli qui con sí poco potere, come ha quest’altro? Io sfogherei pure la giusta mia còlera sovra di lui, e tal vendetta prenderei dei casi suoi, quale mai non s’udí. Io gli darei certamente tal castigo, che saria essempio agli altri di non ingannar le poverelle donne, che troppo di questi assassini si fidano. Ma poi che di lui vendicar non mi posso e farne quello strazio ch’io vorrei, sovra costui che è qui, che da lui fu ingenerato, caderá la pena. Egli porterá