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gran rispetto al marito, con dire che essendo attempato non bisognava che troppo s’affaticasse, e facevalo dormire per l’ordinario in una camera lontana, da quella ove ella dormiva, gran pezzo, perciò che il palazzo era grande e pieno di molte stanze. Ora occorse a Placido di partirsi da la patria, essendo di certo omicidio incolpato, ed il signor Candido, da Lione decimo pontefice massimo avendo la grazia avuta, a Roma se ne ritornò; del che Pandora meravigliosamente s’attristò, parendole che il paggio non fosse bastante a sodisfarle. Ma ella non istette troppo in questa necessitá, perciò che il gentil cavaliero, il signor Cesare Partenopeo, venne ad abitar ove Pandora albergava, e non sapendo nessuna de le pratiche che ella avesse avute, vedendola giovane, bella, ricca e piacevole, di lei ardentissimamente s’innamorò e cominciò molto spesso a farle la corte. Né guari s’affaticò, che ella medesimamente mostrò esser di lui accesa. Fu in quei dí il marito di lei astretto a far un viaggio, di modo che stette piú d’un anno fuor di casa. E se prima Pandora aveva libertá, che l’aveva grandissima, pensate che alora non mancava a se stessa di fare de la persona sua tutto quello che piú le piaceva. Il perché il Partenopeo, aitando la sua fortuna, seppe tanto fare che de la donna divenne in poco di tempo possessore, la quale amava lui, per quello che i sembianti mostravano, molto focosamente. Ma io resto assai confusa degli amori di costei, la quale d’un solo ad un medesimo tempo mai non si trovo contenta. Che chi volesse dire che di ciascuno di loro ella fosse innamorata, credo io che largamente egli s’ingannarebbe, perciò che a me pare impossibile che in un tempo la donna possa dui amanti di perfetto amore amare. Io direi pure ch’ella nessuno veramente amasse, ma che quello che ella chiamava «amore» fosse uno sfrenato appetito, perciò che, non essendo d’uno, a scelta sua eletto, contenta, quanti ne vedeva, tanti ne bramava, e a tanti del corpo suo compiaceva quanti aveva bramati. Ché se ella il primo a cui de la sua verginitá fece dono amato avesse, di lei credo io che tant’altri poi non averebbero avuta copia come ebbero. Ma da immoderata lussuria e da irragionevole appetito incitata, averebbe di continovo voluto appo sé uno, che altro mai fatto non avesse la notte e il giorno che sodisfarle, e tante volte cacciato il diavolo ne l’inferno quante le fosse stato a grado. Crederò bene che quello dei lavoratori l’era in piú grazia che di piú lena si mostrava. Il perché, provando ella che il Partenopeo era di buon nerbo, poche notti lasciava passare che seco non l’avesse. Avendo adunque egli questa amorosa pratica con Pandora,