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ragionare, di lei s’innamorò e cominciò a quella discoprire il suo amore. La donna, che piú veduto non l’aveva, ancor che bene in ordine e giovine molto appariscente lo vedesse e sommamente il ragionar seco le dilettasse, le dava certe risposte mózze e poco al proposito di lui. Ora, finita che fu la cena, furono alcuni di quei magnifici che lo conoscevano, che lo pregarono che volesse per ricreazione de la brigata cantar qualche cosa a l’improviso. Egli, fattosi recar la lira, essendo del nuovo amor acceso, cominciò cantare tutto ciò che con la donna a tavola gli era occorso, di tal maniera che nessuno se non la donna l’intese, ma tutti meravigliosamente se ne dilettarono. Ella, che a le parole di Galeazzo che a tavola le disse non s’era punto mossa, al canto di quello sí caldamente di lui s’accese, che, dopo che egli ebbe finito di cantare e che ciascuno di quella materia parlava che piú gli era in grado, a lui s’accostò e, seco entrata in ragionamento, pregandola l’amante che per servidore degnasse accettarlo, si rese a le preghiere di quello pieghevole e sé essere tutta sua gli disse. E perché di rado avviene che ove le volontá sono uniformi non segua di leggero l’opera a la voglia conforme, in breve la donna gli diede il modo di ritrovarsi seco. Onde godevano i loro amori molto pacificatamente e con grandissimo piacere d’ambedue le parti. Avvenne dopo alcuni dí che a Galeazzo fu bisogno trasferirsi a Padova; il che infinitamente gli spiacque come a quello che molto piú la sua donna amava che gli occhi proprii. La donna altresí di questa partita ne viveva in continova noia, né si poteva in modo alcuno rallegrare. Le lettere, messi ed ambasciate ogni dí da Padova a Vinegia e da Vinegia a Padova volavano. Da l’altro canto si sforzava ogni settimana Galeazzo andar a Vinegia e starsi una notte con la sua donna; del che ella ne riceveva meravigliosa contentezza. Ora, essendo un giorno i dui amanti insieme e di questa loro disaventura, che stessero separati, ragionando, la donna quasi piangendo a Galeazzo disse: – Core del corpo mio, io non so giá come mi viva quando voi non ci sète, e ogni picciolo indugio che voi state da me lontano mi pare longhissimo. Io vorrei continovamente avervi innanzi gli occhi e poter sempre star con voi; e certo mi par pur troppo duro di star tanti giorni senza vedervi. Ma chi sa che voi a Padova non abbiate qualche donna che lá vi intertenga e vi sia piú cara che non sono io? – E questo dicendo, piangeva e, mille volte amorosamente basciando Galeazzo, pareva che in braccio gli volesse morire. Egli, dolcemente stringendola, quella ribasciava e con parole amorevoli confortava, promettendole