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donne. Onde, veggendola festevole e baldanzosa, e che in letto averebbe voluto far altro che dormire, parendogli a tutte l’ore che qualunque persona passasse per la via gliela rubasse, entrò in tanta gelosia che non ardiva da lei giá mai partirsi. Ma, che era il peggio, ella stava il piú del tempo raffreddata perché dal marito era mal coperta, di modo che faceva di grandissime vigilie; e ben che col Tura non si osasse rammaricare, tuttavia tra sé molto se ne trovava di mala voglia. Volentieri si sarebbe Caterina, (ché cosí la donna aveva nome), gettata a la strada per guadagnar alcuna cosa; ma tanta era la solenne guardia che il marito le faceva, che non le permetteva che si potesse provedere. Egli giá per sospetto aveva mutati tre famigli ed alcune massare licenziate; ma, non potendo senza famigli fare, andavane cercando uno a suo modo. Essendo adunque un giorno in porta, vide un giovine tedesco, che venuto era in Italia per cercarsi padrone, e, quantunque fosse assai appariscente, era perciò il piú sempliciotto che si fosse, senza una malizia al mondo. Come Tura lo vide cosí, s’avvisò costui esser uomo per quello che egli lo voleva; onde gli domandò donde veniva e che andava cercando. Guglielmo, (cotale era il nome del tedesco), alora rispose: – Messere, io vengo da Verona, ove sono stato piú d’un anno; ed essendomi morto il padrone, io ne vado cercando un altro per sostener la vita mia, perché mio padre ne la Magna era povero e non mi lasciò al suo morire cosa alcuna. – E che sai fare? – soggiunse il Tura. – A cui Guglielmo: – Messere, io so attendere ai cavalli, far la cucina, far del pane; bisognando, sarei staffiero, e farei de l’altre cose e degli altri servigi, se insegnati mi fossero. – Seguí poi Tura: – Dimmi, cavalcasti mai donna alcuna? – Oh, messere, voi mi beffate! – rispose egli. – Che dite voi? io giá mai non vidi che le donne si cavalcassero. Si cavalcano elle? Se qui cotesto si costuma e mi sia mostro come si fa, io imparerò e farò secondo la costuma del paese. – Altre assai interrogazioni gli fece Tura, a tutte le quali da sciocco rispondendo, giudicò egli che il giovine senza malizia fosse, e riputandolo molto a suo proposito, seco del salario convenne ed in casa lo fece entrare. Non istette Guglielmo quindici giorni col Tura, che da chiunque praticava con lui fu scorto per lo piú semplice e nuovo augello del mondo; il che infinitamente a Tura piaceva, e benediceva il punto, e l’ora ed il giorno che il tedesco gli era venuto alle mani. Trovò poi che sapeva benissimo far tutto ciò di che vantato s’era; il che pur assai gli piacque e ringraziava Dio di cosí buona ventura. E parendo a lui che la moglie a questo tedesco