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LI

Beffa fatta da una bresciana al suo marito col mezzo d’un tedesco
che le scuoteva il pelliccione e non seppe usar la sua ventura.


Io credo che voi tutti sappiate di che maniera fu il saccheggiamento de la nostra cittá fatto da’ francesi poco avanti a la rotta di Ravenna; e perché il caso fu pieno di sangue e di ruberie, né si può senza cordoglio raccontare, io me ne passerò oltra, per non attristar questa lieta e nobile compagnia. Fu adunque alora un contadino, i cui maggiori erano stati massari per lungo tempo d’una de le prime famiglie di Brescia, e sí bene era loro avvenuto, che n’erano diventati ricchi, avendo comprato di molte possessioni in contado ed una agiata casa in Brescia. E ne la diruba giá fatta essendo stati ammazzati tutti i vecchi de la casa ed anco i giovini, esso contadino, che nel convento dei frati di san Domenico si salvò, restò molto ricco, senza moglie e senza figliuoli. Chiamavasi egli Tura, uomo di grossolani e contadineschi costumi, con un visaggio fatto come quello de’ Baronzi, ed aveva presso a cinquanta anni. Onde, veggendosi ricco e piacendogli stare a la cittá, pensò voler ingentilire e piú non aver cura d’altrui possessioni, ma attender a le sue e darsi buon tempo. Ridotto ne la cittá, faceva mezzo il gentiluomo ed in casa viveva assai bene, e spesso andava fuori a vedere come da’ lavoratori erano le possessioni sue coltivate. Era in contado una gentildonna molto giovane, che, in quei mescolamenti del sacco de la cittá essendole stato anciso il marito, era rimasta vedova ed in casa d’una sirocchia di suo padre s’era ridotta, ove assai poveramente se ne stava, perciò che, quantunque fosse nobile, aveva nondimeno poca dote. A costei pose gli occhi a dosso il Tura e, piacendogli assai, deliberò, se era possibile, d’averla per moglie; il perché ai parenti di lei la fece richiedere. E quantunque il partito fosse disegualissimo, nondimeno il parentado si conchiuse, con questo, che Tura facesse a la vedova di sovradote duo mila ducati. Il che egli fece di grado, e solennemente la sposò ed in Brescia la condusse, ove fece le nozze assai onorevoli. A la donna piaceva la roba, ma non il marito, perché ella era assai appariscente e Tura era bruttissimo ed attempato. Ella era poderosa e gagliarda, di pel rosso e tutta disposta a straccare dieci buon compagni, non che il Tura, che non era il piú gagliardo uomo del mondo e molto da poco si mostrava nel fatto de le