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al piacevolissimo

messer Francesco Berna


Se tutte le beffe che le mogli fanno ai mariti, e quelle che essi fanno a le donne, fossero scritte a la giornata come accadono, io certamente mi fo a credere che tutta la carta che a Fabriano giá mai si fece, e tuttavia si fa, non sarebbe bastante a riceverle, tante e tali sono. E ben che si veggia questa e quella donna, quale svenata, quale strangolata e quale di veleno estinta, e medesimamente i mariti siano ben sovente col ferro, col laccio e col veleno levati da le scaltrite mogli di vita e con altri occulti inganni morti, non è perciò che ogni dí ancora non cerchino i buoni mariti risparmiar quello di casa e logorare l’altrui, e vedere se quante donne gli capitano a le mani hanno cosa alcuna di piú o di meglio de le mogli loro. Le donne altresí non crediate che stiano con le mani a la cintola, che anco elle non si procaccino quanto ponno di non istar indarno; di modo che si può dire dei mariti e de le maritate quello che degli assassini da strada e dei ladri si dice. Veggiono eglino tutto il dí mozzar il capo a quelli, impiccare questi, squartare ed abbrusciare quegli altri, e le forche per tutto trovano carche di malandrini e malfattori; e nondimeno peggio fanno che prima: argomento, nel vero, che fortemente siano da la natura inclinati al mal operare, ma non giá sforzati, perciò che per noi stessi, volendo, possiamo lasciare le sconce opere e viver politicamente, come a uomini da bene si conviene. Ora, essendovi una bella compagnia di vertuose persone, fuor di Brescia andate a diporto a San Gottardo e quivi desinato, si cominciò dopoi a ragionar de le beffe che da le donne o a le donne si fanno. Onde, essendosi molte cose dette, il gentilissimo e vertuoso messer Antonio Cavriuolo, che cosí bene come io conoscete, narrò a proposito de le beffe una piacevole novella a Brescia avvenuta, che subito fu da me, ché de la brigata io era, scritta. Ora quella vi mando e dono, avendomi voi dal vostro amorevole Brivio quella fatto ricercare. State sano.Novella