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e gentildonne napoletane. Onde tra gli altri che v’andarono, un dí v’andò Roderico, col quale erano alquanti giovini cortegiani di brigata, che, per le piacevolezze che faceva, volentieri con lui s’accompagnavano. Era in camera alora con la giovane, che in letto si giaceva per rispetto del parto, esso Pascasio suo suocero, il quale, per la vecchiaia da cui era consumato, a piè del letto sovra un bastone assai languidamente, rimirando la nora, appoggiato se ne stava. Da l’altra parte poi v’erano dui, dei quali uno era corpulento e grasso, che pareva un bue di quelli che questo natale passato, di dui giorni innanzi la festa, vidi in Milano condursi per la cittá con le corna dorate ed incoronati di lauro, i quali sono tanto grassi che non si ponno a pena movere, e credo che se giocassero a correre con le lumache o con le testuggini perderebbero. L’altro aveva fama per Napoli d’esser di natura d’asino, ingrato, ruvido e dispiacevole; e tutti dui a torno al letto, riversati su due panche, si riposavano. Come Roderico, che innanzi ai suoi compagni entrò, vide cotesto spettacolo, se n’andò dritto verso il letto ove la giovane aveva il pargoletto figliuolo in braccio, e senza dir altro, quivi s’inginocciò con tutti dui i ginocchi. Poi, levatosi, riverentemente, con ammirazione grandissima, si accostò a la giovane e basciò le fasce involtate a torno i piedi del picciolo bambino. E subito rivolto ai compagni che giá entrati erano, e pieni di meraviglia lo riguardavano e non sapevano imaginarsi perché egli ciò che faceva facesse, disse loro con un viso allegro e ridente: – Signori miei, che state voi a fare, che come io non v’inchinate ed adorate? A me sarebbe stato avviso di commetter un grandissimo peccato e quasi irremissibile, ma ben degno d’inestimabil pena se, entrato in questo sacrosanto presepio, ove l’asino e il bue, come vedete, stravaccati se ne stanno, ed ove il vecchiarello Giosef al suo bastone s’appoggia, io non avessi a la madre Maria fatto riverenza e a Cristo basciati i piedi. – Quanto di questa prontezza ed arguto detto quei cortegiani ridessero, pensatelo voi, che solamente sentendo raccontar l’atto non potete contener le risa. – Ma udite, se vi piace, di questo Roderico un altro detto alquanto piú mordace. Giocavano a la palla picciola in castello i paggi del re, in una sala terrena, come erano sovente usi di fare. Roderico era sceso da alto a basso per uscir del castello, e ne l’uscir de la sala riscontrò un mercadante che serviva la corte, assai conosciuto da tutti, e voleva entrar in sala. Al mercadante, che era fiorentino, accostatosi, Roderico gli disse: – Perché so voi esser leal