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se gli voltarono a dosso e con le lor pugna, dure come pietra, gliene diedero piú di nove, tanto che egli ebbe di grazia a far la pace. Vennero molti de la terra al rumore e cominciarono a sgridare i villani, i quali per téma di peggio menarono via le carra, e restò quello che aveva fatto il mercato. Fra questo mezzo i dui amanti che s’erano trastullati a modo loro, cominciarono a pensare che via devevano tenere per fuggire. E poi che molto v’ebbero pensato, il trombetta disse a la donna: – Vita mia, spogliatevi tosto le vostre vestimenta e vestitevi questi miei panni; ed io di quelli di vostro marito, che veggo qui, m’abbiglierò. Come siano levate le legna da l’uscio, voi uscirete con questa mia spada in mano. Vostro marito non ha arme e, non vi conoscendo, vi lascerá andare. Tiratevi la berretta su gli occhi e andate di lungo a la chiesa del Carmino, ed io tosto vi verrò dietro; e di me non pigliate cura, ché io so bene come farò. – Fece la donna come il trombetta le aveva ordinato. Come messer Bernardo la vide fuggire, pensando che fosse il trombetta, le cominciò a gridare dietro e dire: – Va va, ché io verrò bene a trovar il capitano e gli farò intendere le tue poltronerie. – Come il trombetta vide la donna uscita, pose il fuoco ne la camera di messer Bernardo, che tutta era foderata d’asse, e, chiuso l’uscio, salí suso un solaro e uscí da lo spiraglio sovra il tetto, e senza esser veduto andò di tetto in tetto fin ad una casa che era rovinata, e quivi per un pezzo s’appiattò. Il geloso, attendendo a gridare dietro a la moglie, pensando che fosse il trombetta, poi che ella gli uscí di vista, entrò in casa con animo di far un malo scherzo a la moglie. In questo, avendo il fuoco fatto del mal assai e in altri luoghi de la casa giá essendosi acceso, il caliginoso fumo cominciò per le finestre a dimostrarsi. Onde gridandosi: – Al fuoco, al fuoco! – concorse de la gente assai ed in breve le fiamme furono ammorzate. Nondimeno la camera e tutte le cose che in camera erano s’abbrusciarono; di modo che, non si trovando la moglie e credendosi che con l’altre cose fosse arsa, il misero geloso, che pur l’amava, amaramente la pianse. La donna, fuggendo tuttavia con la spada ignuda in mano verso il Carmino, s’incontrò nel maestro di stalla di Niccolò Piccinino, il quale, pensando che fosse il trombetta, disse: – Ove diavolo vai cosí in furia? chi ti caccia? non vedi tu che nessuno ti perseguita, e tu fuggi come una puttana? Fermati meco. – La povera donna, sentendo questo e veggendo che chi la sgridava era soldato e l’aveva presa in fallo, si fermò e non sapeva che dire. Il maestro di stalla se le accostò e, guardandola in viso, s’accorse