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mi mancherà che la materia. Basti adunque di raccontar una parte di quello che si disse d’Enrico settimo, padre di questo Enrico ottavo il quale al presente è morto. Questo, cacciato del regno, si riparò prima a Francesco duca di Bretagna e poi a Carlo ottavo re di Francia, col favore ed aita del quale, che gente navi e danari gli diede, cacciò Riccardo re d’Inghilterra e de l’isola s’insignorì. Nè fu del sangue umano meno sitibondo degli altri, ed a Carlo ottavo ingratissimo si dimostrò. Così di lui e degli altri regi inglesi ragionandosi e tuttavia alcuna nuova crudeltà raccontandosi, messer Giulio Basso, dicendo che si deveva cangiar ragionamento, narrò una istoria avvenuta in Inghilterra ad uno dei re passati. Io che attentamente l’ascoltai, come fu finita, quella scrissi; e parendomi che non se le disconvenisse d’esser messa insieme con l’altre mie novelle, deliberai, come a tutte sempre ho fatto, di darle un padrone. Il perchè, sovvenutomi quanto voi quando eravate qui solevate, la vostra mercè, legger volentieri esse novelle, ho deliberato fare che questa che io ora ho descritto sia vostra e sotto il famoso e pieno d’ogni gloria vostro nome ardisca mostrarsi negli occhi e ne le mani del publico, supplicandovi, signor mio, a non sdegnarvi che io ardisca in sì picciola cosa com’è questa prevalermi del favor del vostro nome, che in vero, – non già che io non conosca la grandezza e sublimità de l’eccellente di voi grado, – che d’ogni grande ed onorato titolo è meritevolmente degno. Ma che altro poss’io darvi? Il campo del mio debole ingegno è così sterile che pochissime cose produce, e quelle poche son sì mal coltivate e sì basse e rozze che, per più non potere, convien ch’io doni ai signori miei e padroni di quei frutti che il mio asciutto terreno talora genera. E perchè voi tanto cortesemente degnaste per vostro servidore accettarmi, incolpate l’elezion vostra che in luogo mio un più fruttuoso servo elegger non volle. Sì che con quel graziosissimo core degnatevi prender questo mio picciol dono, con cui sì benignamente chiunque e voi ricorre raccoglier solete. E la vostra buona grazia, basciandovi le mani, mi raccomando, e prego Dio che faccia che ciò che già le mie muse di voi pronosticarono, tosto dal mondo si veggia e lungo tempo duri. State sano.