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E per esser tutti dui cresciuti, non era lor più lecito star insieme domesticamente come prima facevano; il che ai dui amanti era di fiero cordoglio cagione. Ma perchè mai non lascia Amore i suoi seguaci senza qualche aita, egli aperse lor gli occhi e gli fece vedere che in una vietta assai solitaria, che dietro la casa di Beatrice era, si potevano ad una finestra non troppo alta parlare, che dava lume ad un luogo ove si tenevano legna per ardere ed altri bisogni di casa, e v’erano dui gran tini da far il vino. Quivi talora Beatrice si trovava e a suo bell’agio, parlando col suo amante, s’interteneva. L’amore, che tra loro fanciullescamente era cominciato, alora d’un’altra maniera gli ardeva il core, e di maniera s’amavano che volentieri si sarebbero trovati insieme e preso l’uno de l’altro quell’amoroso piacere che sì fervidamente dagli amanti si ricerca; ma la commodità non ci era. Mentre adunque che crescendo in età il fuoco loro si faceva maggiore, Buonaccorsio, passate le vacazioni, ritornò a Siena, ove stette tre altri anni senza ritornar a Pisa. Ed essendo il tempo ch’egli deveva venir a casa, Neri Malletti maritò la figliuola a Lucca, dandola per moglie a un cittadin lucchese che Fridiano Z. si chiamava. Il che Buonaccorsio intendendo, cadette in tanta malinconia che, come disperato, fu per farsi frate di san Francesco. Ed avendo in Siena già parlato col padre guardiano e preso il tempo che si doveva vestire, ebbe una lettera da la sua Beatrice, la quale gli scriveva che astretta dal padre non aveva potuto disdir di maritarsi, e che ella più che prima l’amava e che ora averebbe più libertà che prima e che troveria modo di poter esser insieme, pure che egli trovasse la via di star in Lucca; e tanto più a questo l’essortava, quanto che l’era paruto in quei pochi dì comprendere che il marito era uomo di poco ingegno. Il giovine a queste lettere si consolò pur alquanto, e cento volte le lesse a rilesse; a pentito di volersi far frate, attese a finir i suoi studi, e quell’anno medesimo fece una solenne «repetizione» con tanta commendazione di tutta l’università di Siena che in breve egli ottenne la laurea del dottorato de le leggi civili a canoniche. Venne poi a Pisa, e per acquistar riputazione ne la patria, mise fuori un gran numero di conchiusioni e con sodisfazione di tutta la città quelle sottilmente disputò. E non si potendo cavar di fantasia la sua Beatrice, deliberò far ogni cosa per aver il luogo del giudice del maleficio in Lucca, ch’era magistrato d’autorità e di molta stima. Onde per via di parenti ed amici fu tanta la pratica che fece, che fu eletto giudice per dui anni; il che a lui e a Beatrice