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sarà di continovo vostro. – Lattanzio alora, trattosi un anello di dito, quella per sua legitima sposa a la presenza de la Pippa sposò, e dopo disse: – A ciò che le cose nostre con più riputazione ed onore si facciano, io subito desinato che sia anderò a parlar a vostro padre e per moglie ve gli chiederò, e mi persuado che senza contrasto egli mi vi darà. E così faremo le nozze come si conviene. – Monna Pippa per più affermare il contratto matrimonio per parole di presente, innanzi che Lattanzio si partisse, fece che in una camera egli si giacque con la Nicuola e consumò il santo matrimonio; del che l’una e l’altra parte meravigliosamente si sodisfece. Lattanzio poi, dato ordine a quanto di far intendeva, si partì e andò a desinare, e dopo desinare trovò il padre de la Nicuola; e la Nicuola con Pippa andò a casa a trovar suo padre, dal quale lietamente fu ricevuta. Paolo, subito che ebbe desinato, uscì de l’albergo e cominciò ad inviarsi verso la casa di Catella, e andò tutto solo. Ed essendo in capo de la contrada, vide Gerardo uscir di casa e andar non so dove. Non era a pena Gerardo uscito che Catella si mostrò a la finestra e vide Paolo, e credendolo il suo Romulo gli accennò, come fu vicino a l’uscio, che entrasse. Egli, deliberato chiarirsi che cosa poteva esser questa, entrò in casa, ed in un subito Catella smontò le scale ed abbracciato e basciato amorosamente quello che credeva esser Romulo, disse: – Vita mia cara ed ultimo fine d’ogni mio pensiero, tu fai pur troppa carestia di te. Tu non vuoi già tanto bene a me quanto io a te. Io ti dissi pur l’animo mio dui dì sono, e che altro che te non voglio per marito. Andiamo qui in questa camera terrena. – Ordinò poi a la fante che mettesse mente se messer tornava e ne l’avvisasse. Indi basciando lascivamente Paolo e dicendogli parole dolcissime a scherzevolmente morsicandolo, pareva che ne le braccia di lui languisse. Egli, che melenso punto non era e s’accorgeva che era preso in fallo, mostrandosi tutto infiammato e per soverchio amore quasi divenuto mutolo, la basciava molto spesso e sospirava. – Anima mia, – diceva ella, – io vorrei che tu ti sviluppassi da questo tuo padrone, a ciò possiamo esser insieme quando ci parrà. – Di cotesto non vi caglia, – rispose Paolo, – chè bene troverò il modo di starmi senza lui. – Sì, vita mia, – diceva Catella, e tuttavia se lo stringeva al petto e lo basciava. Paolo che era giovine tutto disposto a contentarla, sentendosi crescer l’erba nel prato, le mise le mani sovra il petto e le palpava dolcemente le mammelle, che erano pure, come di garzona, ancor crudette, ma ritonde e sode come duo pomi. E veggendo