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Oh, – disse la Pippa, – io so che infinite volte da pochi dì in qua veduta l’avete e ragionato seco molto domesticamente. – Voi, monna Pippa, v’ingannate in questo, – rispose Lattanzio. – Non m’inganno, – soggiunse ella, – perchè in vero io debbo saper ciò che mi dico, e non parlo al vento. Ma ditemi, se così fosse com’io vi dico, e ch’io vi facessi toccar con mano che la Nicuola più che mai v’ama, che fareste voi? E s’ella fosse stata in casa vostra e v’avesse servito e fatto quello che ogni minimo servidore deve fare, e da voi non fosse stata conosciuta già mai, che pensiero sarebbe il vostro? Non vi paia strano ciò che vi dico e non mostrate tanto quanto fate di meravigliarvi, chè la cosa sta pur così, nè esser può altrimenti di quello ch’io vi dico. E a ciò che veggiate ch’io v’ho detto il vero, son presta a farvelo di modo conoscere che voi direte come dico io. Ma prima rispondetemi: se la Nicuola avesse fatto quanto vi dico, che meritarebbe ella? – Voi mi narrate favole e sogni,– rispose Lattanzio, – ma se cotesto fosse vero, io non saprei che dirmi se non ch’io deverei infinitamente amarla e farla padrona di me stesso. – Sta bene, – disse la Pippa, e chiamò la Nicuola dicendole che recasse i panni da paggio che portava. A questa voce la Nicuola che il tutto aveva inteso, presi i panni da uomo, tutta in' 'viso arrossita, se ne venne innanzi a la mamma ed a l’amante, onde disse la Pippa: – Ecco, Lattanzio, la vostra Nicuola, eccovi il vostro Romulo, ecco il vostro tanto bramato paggio che dì e notte è stato appo voi ed a grandissimo rischio de l’onore e de la vita per amor vostro s’è posto. Ecco chi, sprezzato tutto il mondo, di voi solo si è curato, e mai perciò in tanto tempo conosciuto non l’avete. – In questo ella narrò tutta l’istoria de l’essersi di fanciulla fatta paggio, e gli disse: – Che dite mò voi? – Stava Lattanzio come mezzo smemorato e guardava la Nicuola, parevagli insognarsi, nè sapeva che dire, che ella vestita da garzone fosse stata seco. Poi alquanto in sè rivenuto e pensando a la crudeltà di Catella de la quale era assai più bella la Nicuola, e considerato l’amor di costei ed a che rischio per soverchio amore messa s’era, quasi lagrimando disse: – Nicuola, io non vo’ entrar ora nel pecoreccio de le favole de le escusazioni, ma se voi sète de l’animo che monna Pippa m’afferma, quando voi vogliate, io vi prenderò per moglie. – La Nicuola, che altro al mondo più di questo non desiderava e si trovava in tanta e tal allegrezza che quasi in sè non capiva, se gli gettò ai piedi e sì gli rispose: – Signor mio, poi che voi, la vostra mercè, degnate per vostra pigliarmi, eccomi presta sempre a servirvi, chè in ogni cosa io ed il mio voler